Diritti dei bambini
– 22.07.2025
I bambini poveri in Italia sono sempre di più
In Italia, un bambino su sette vive in povertà assoluta. Il fenomeno colpisce soprattutto le famiglie numerose, i nuclei con genitori disoccupati e le famiglie straniere, con forti disparità territoriali. A risentirne sono la salute, l’istruzione, le opportunità: condizioni che compromettono la crescita e il futuro di migliaia di minorenni.
In Italia, la povertà non arretra. Anzi, in determinati contesti avanza e si fa sempre più aggressiva. Secondo gli ultimi dati Istat (aggiornati a fine 2023), nel Paese oltre 2,2 milioni di famiglie (quindi 5,7 milioni di individui) vivono in condizioni di povertà assoluta. Significa circa 1 persona su 10. Ed è anche una povertà molto intensa, visto che la distanza tra il reddito delle famiglie in difficoltà e quella che è considerata la soglia minima di sopravvivenza si attesta intorno al 20%. La fotografia è sostanzialmente invariata rispetto al 2022, ma non per questo meno grave. A pesare è soprattutto l’inflazione che, nonostante il mercato del lavoro mostri segnali di crescita (seppur deboli), ha fatto scendere il potere di acquisto delle famiglie. In questo scenario complesso, sono purtroppo i bambini a pagare il prezzo più alto, privati del loro presente ma anche della speranza nel futuro.
Quanti sono i bambini in condizioni di povertà in Italia
Quando si parla di povertà, le statistiche che riguardano i minorenni sono ancora più allarmanti di quelle generali. La povertà assoluta, infatti, secondo l'Istat, interessa il 13,8% degli under 18, dunque un ragazzo su 7, per un totale di quasi 1,3 milioni di bambini e ragazzi. È la cifra più elevata mai registrata dal 2014 ed è nettamente inferiore a quello dei giovani adulti (11,8%) e degli over 65 (6,2%). Un dato che fa il paio con quello diffuso dall’Eurostat sui bambini che soffrono di privazione materiale, che in Italia sono il 14,9% del totale (contro il 13,6% della media europea). Si tratta di minorenni a cui sono negati almeno 3 beni ritenuti essenziali per vivere, tra cui figurano, ad esempio, almeno un pasto giornaliero con proteine animali (o un vegetariano equivalente), scarpe della giusta misura e adatta alla stagione, vestiti nuovi.
A confermare questa situazione precaria concorrono anche le informazioni Istat che riguardano le famiglie numerose: tra quelle con tre o più figli minorenni, l’incidenza della povertà assoluta arriva al 21,6%. In generale, la diffusione della povertà assoluta aumenta di pari passo con il numero di figli minorenni presenti in famiglia: 6,6% per le coppie con un figlio minorenne, 11,6% per quelle con due figli minorenni, 14,8% per quelle monogenitoriali. In totale, le famiglie in povertà assoluta in cui sono presenti under 18 sono quasi 748mila, con un’incidenza complessiva del 12,4%.
Scendendo più nel dettaglio, si può notare che la povertà, in un anno, è cresciuta tra i bambini dai 4 ai 6 anni (dal 14,3% al 14,8%) e ancora di più tra quelli dai 7 ai 13 anni (dal 13,6% al 14,5%). Anche tra gli adolescenti dai 14 ai 17 anni, l’incidenza è salita di un punto percentuale, raggiungendo il 12,7%. Fanno eccezione solo i bambini più piccoli, da zero a tre anni, per i quali si registra un calo: dal 14,7% al 13,4%.
La situazione della povertà minorile nel mondo
Dove vivono i bambini in povertà: la mappa delle disuguaglianze
Al di là del dato generale, è molto interessante e utile ricostruire la mappatura (fisica e sociale) della distribuzione della povertà che colpisce i bambini e le loro famiglie. Dove vivono i bambini in difficoltà economica in Italia? Chi sono? Che caratteristiche hanno i loro genitori? È sempre l’Istat a rispondere.
Dal punto di vista geografico, le condizioni di povertà sono più frequenti tra i minorenni che vivono nel Sud Italia (15,5%), mentre è più bassa l’incidenza nel Nord Italia (12,9%). Merita poi di essere sottolineato il dato che riguarda le regioni del Centro Italia, che si attesta al 13,9% ma che ha conosciuto un balzo in avanti nel giro di un anno (era al 10,7%). Un altro differenziale importante, anche all’interno delle singole aree geografiche, tra metropoli e piccoli comuni o tra centro e periferia. Nelle grandi città, il tasso di povertà assoluta minorile è il più alto (14,7%), mentre scende se si guarda ai comuni con meno di 50mila abitanti (12,1%) e a quelli con più di 50mila abitanti (11,9%).
Altro fattore discriminante è la condizione lavorativa dei genitori. Nei nuclei familiari in cui il reddito principale è quello di un operaio il tasso di povertà è quasi al 20%, mentre è decisamente più basso il dato per i figli di lavoratori indipendenti (9,1%). La situazione peggiore, però, come prevedibile, è quella che vivono i bambini i cui genitori sono in cerca di occupazione (il tasso di povertà assoluta, in questo caso, è al 23,9%) o disoccupati (22,7%).
Terzo forte elemento di discrimine è la cittadinanza. Infatti, l’incidenza di povertà assoluta delle famiglie con minorenni composte solamente da italiani si attesta all’8,2%, mentre arriva al 41,4% per quelle composte unicamente da stranieri.
Leggi anche l’approfondimento sulla Giornata Internazionale dei Diritti dei Bambini
Le conseguenze della povertà: un presente di privazioni e un futuro a rischio
Le conseguenze della povertà sui bambini sono molteplici e profonde, capaci di lasciare segni per tutta la vita. Si concretizza, in primo luogo, in tutto ciò che viene loro sottratto ogni giorno: cibo nutriente, vestiti, una cosa dignitosa, cure sanitarie, stimoli educativi. Crescere in una famiglia povera, infatti, significa spesso dover rinunciare a beni essenziali come un pasto completo, abiti adatti alla stagione, materiali scolastici o semplicemente un ambiente domestico sano e sicuro.
Le privazioni materiali, però, sono solo l’inizio. I bambini che vivono in povertà tendono ad accumulare ritardi scolastici, a perdere motivazione e fiducia nelle proprie capacità, a interrompere gli studi prima del tempo. L’accesso a opportunità educative ed extrascolastiche (dai libri ai corsi di musica, dallo sport alle gite, dal cinema alle attività ricreative) è spesso compromesso, con un impatto diretto sul loro sviluppo cognitivo, relazionale ed emotivo. E anche la salute ovviamente risente della povertà. Una cattiva alimentazione, la rinuncia a cure mediche o dentistiche, l’assenza di controlli specialistici sono più frequenti nei contesti fragili. A questo si sommano lo stress, l’ansia e la tensione costanti che derivano dal vivere in un ambiente precario, con genitori spesso stremati da problemi economici e lavorativi.
Tutto questo alimenta un circolo vizioso difficile da spezzare. Così la povertà minorile diventa spesso l’anticamera della povertà adulta. Chi cresce con meno opportunità ha meno strumenti per emanciparsi, accedere a un lavoro dignitoso, costruirsi un futuro diverso. Ed ecco che le disuguaglianze si trasmettono di generazione in generazione. Contrastare la povertà minorile, dunque, non significa soltanto aiutare delle famiglie in difficoltà: significa investire sul futuro di bambine e bambini che rischiano di essere dimenticati.
Leggi anche l’approfondimento sulla povertà educativa
Aiutare i bambini in difficoltà economica in Italia: l’impegno di SOS Villaggi dei Bambini
Il contrasto alla povertà minorile è uno dei fronti su cui siamo maggiormente impegnati come SOS Villaggi dei Bambini, fin dal nostro arrivo in Italia, nel 1963. Ci prendiamo infatti cura di oltre 900 bambini e ragazzi (e le rispettive famiglie) in condizioni di fragilità o a rischio. Lo facciamo attraverso 5 Villaggi SOS (a Trento, Ostuni, Vicenza, Saronno e Mantova) e tre Programmi (uno di affido familiare interculturale a Torino, uno di supporto psico-sociale in Calabria e uno di sostegno familiare a Milano). Ma andiamo più nel dettaglio.
Il Villaggio SOS è un programma pensato per offrire cura e protezione ai bambini, attraverso un insieme di servizi integrati che possono essere presenti in una o più comunità. L’obiettivo è garantire a ogni bambino un ambiente familiare sereno e accogliente, in cui possa crescere in salute e sviluppare appieno le proprie potenzialità. Si tratta di uno spazio aperto e flessibile, che adatta i suoi interventi alle esigenze specifiche del bambino, della sua famiglia e del contesto in cui vive, seguendo una logica di miglioramento costante.
Scopri i Villaggi SOS in Italia
A Torino, invece, dal 2012, promuoviamo il programma Come a casa, in collaborazione con i servizi sociali locali, per sostenere l’affido eterofamiliare di mamme con bambini, donne incinte sole e, in casi particolari, minorenni migranti vittime di tratta. Il progetto offre accoglienza e accompagnamento a donne migranti in situazione di vulnerabilità, aiutandole a costruire percorsi di autonomia. Attraverso una rete di famiglie affidatarie formate e seguite, l’intervento mira a prevenire la separazione tra madre e figlio e a rafforzare i legami familiari, promuovendo al tempo stesso una cultura dell’affido all’interno delle comunità migranti.
Scopri il Programma Torino
Infine, a Milano, sviluppiamo un programma articolato di interventi territoriali pensati per rafforzare il benessere di bambini e famiglie, in particolare quelle più fragili. Il programma comprende sportelli di ascolto per genitori, mediazione nei colloqui scuola-famiglia, corsi di massaggio infantile, spazi educativi per la prima infanzia, percorsi di psicomotricità e un doposcuola che integra il sostegno allo studio con attività di accompagnamento alla genitorialità. L’obiettivo è creare una rete di servizi accessibili e di qualità, capaci di rompere l’isolamento, valorizzare le competenze genitoriali e offrire a ogni bambino un contesto di crescita sereno e stimolante.
Scopri il Programma Milano