Scuola

Alunni BES, lavorare per l’inclusione scolastica di tutte e tutti

Il concetto di Bisogni Educativi Speciali (BES), introdotto nel 2012, amplia l’inclusione scolastica oltre la disabilità e i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), includendo disturbi evolutivi e svantaggi socio-economici e culturali. Oggi riguarda oltre l’8% degli studenti, con strumenti e azioni che mirano a garantire pari opportunità e benessere scolastico.

A partire dagli anni ’70, la scuola italiana ha vissuto un’evoluzione profonda nella direzione di garantire in concreto a tutte e tutti il diritto all’istruzione, pensandosi e provando a costruirsi come pienamente inclusiva. Il primo passo in questo senso, risalente all’ormai lontano 1977, è stato l’abolizione delle classi differenziali per studenti e studentesse con disabilità, integrati da quel momento insieme a tutti gli altri, eventualmente affiancati da un insegnante di sostegno. Anno dopo anno, poi, si è progressivamente passati a un concetto più ampio di inclusione. Un cambiamento che ha posto al centro il benessere scolastico di ciascun alunno e alunna, inteso come possibilità di sentirsi accolti, valorizzati e messi nelle condizioni di apprendere davvero. Con il tempo, infatti, ci si è resi conto che a ostacolare la piena partecipazione alla vita scolastica non sono soltanto le disabilità fisiche e psichiche, ma anche altre difficoltà di apprendimento, certificate e non, così come particolari fragilità personali o familiari, svantaggi sociali e culturali. In questo quadro evolutivo si inserisce il concetto di Bisogni Educativi Speciali (BES), che risponde all’esigenza di prevenire situazioni di esclusione e di povertà educativa, ampliando lo sguardo dell’inclusione verso tutti quei minorenni che rischiano di rimanere indietro. Parlare oggi di BES significa quindi realizzare una scuola che si assume la responsabilità di rimuovere barriere di diversa natura e di costruire percorsi personalizzati, affinché ogni studente possa sviluppare al meglio le proprie potenzialità.

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Cosa sono e quali sono i Bisogni Educativi Speciali

I Bisogni Educativi Speciali (BES) sono stati introdotti ufficialmente nella scuola italiana con la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 e la successiva Circolare n. 8 del 6 marzo 2013, che hanno dato indicazioni operative alle scuole. Il termine riprende il concetto di Special Educational Needs (SEN), elaborato a livello internazionale a partire dagli anni ‘90 e riconosciuto dall’UNESCO con la Dichiarazione di Salamanca del 1994. Rispetto alla definizione internazionale, però, l’Italia ha compiuto una scelta peculiare: ha ampliato l’ambito dei bisogni educativi includendo non solo le disabilità e i disturbi dell’apprendimento, ma anche lo svantaggio socio-economico, linguistico e culturale, collegandolo alla lotta alla dispersione scolastica.

La Direttiva del 2012 individua tre grandi aree di BES:

  • Disabilità: già tutelate dalla Legge 104/1992, con diritto a insegnante di sostegno, assistenza e strumenti personalizzati;
  • Disturbi evolutivi specifici: di cui fanno parte i DSA (riconosciuti dalla Legge 170/2010), ma anche i deficit del linguaggio, dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD), così come i disturbi della coordinazione motoria e il funzionamento cognitivo limite;
  • Svantaggio socio-economico, linguistico e culturale: una categoria più ampia e flessibile, che riguarda studenti in condizioni di marginalità, provenienti da contesti familiari complessi o da percorsi migratori recenti.

Il valore pedagogico del concetto di BES è duplice. Da un lato, riconoscere che ogni alunno può avere un percorso scolastico frenato da ostacoli che, come chiede la Costituzione italiana, vanno rimossi. Dall’altro, impegnare la scuola a prevenire situazioni di esclusione e di povertà educativa, garantendo a tutti opportunità di apprendimento e di crescita.

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Alunni BES, quanti sono nella scuola italiana

Secondo i dati ISTAT 2021-2022, gli alunni con Bisogni Educativi Speciali (esclusi quelli con disabilità certificata) rappresentano oltre l’8% degli iscritti nelle scuole italiane. Più della metà rientra nella categoria dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (51,8%), mentre una quota rilevante riguarda lo svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale (35,4%). La tendenza è in crescita: rispetto all’anno scolastico 2017/2018, gli studenti con BES sono aumentati di circa 113mila unità, pari a un incremento del 23%, con un’accelerazione più marcata nelle regioni del Centro (+25%) rispetto al Nord (+22%).

La distribuzione varia molto a seconda del grado e dell’indirizzo di studio. Nella scuola secondaria di primo grado gli alunni con BES (esclusi i disabili) raggiungono il 12,3% degli iscritti, contro il 7% della primaria. L’aumento più consistente, però, si registra nella secondaria di secondo grado, dove in quattro anni si contano circa 85mila studenti in più. Qui la concentrazione è particolarmente elevata negli Istituti professionali (17,5%) e negli Istituti artistici (16,6%), mentre resta nettamente inferiore nei Licei classico e scientifico (circa 5%). Anche la scuola dell’infanzia mostra una crescita: la quota di bambini con BES è passata dallo 0,9% all’1,3% del totale in soli quattro anni.

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Cosa prevede la normativa per l’inclusione scolastica degli studenti con BES

Gli strumenti e le azioni che oggi regolano l’inclusione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES) non nascono da un unico atto normativo. Infatti, la già citata Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012, che ha introdotto formalmente i BES, ampliando l’orizzonte dell’inclusione anche allo svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale, è andata a innestarsi su un tessuto normativo già tracciato. In particolare, il riferimento da tenere a mente è quello alla Legge 104/1992, per l’integrazione delle persone con disabilità, e alla Legge 170/2010, per la tutela degli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Il quadro complessivo che questi testi tracciano si compone di numerosi strumenti finalizzati a garantire la piena inclusione delle alunne e degli alunni con bisogni particolari:

  • Docente di sostegno: previsto esclusivamente per gli alunni con disabilità certificata secondo la Legge 104/1992;
  • Strumenti compensativi e misure dispensative: garantiti agli alunni con DSA riconosciuti dalla Legge 170/2010 ma applicabili anche in altri casi di disturbi evolutivi specifici;
  • Piano Educativo Individualizzato (PEI): documento obbligatorio per ogni alunno con disabilità, che definisce obiettivi, strategie e risorse necessarie;
  • Piano Didattico Personalizzato (PDP): previsto per alunni con DSA e utilizzabile, su decisione del consiglio di classe, anche per altre situazioni di BES non certificate (es. svantaggio linguistico o socioeconomico);
  • Gruppi di Lavoro per l’Inclusione (GLI) e Piano per l’Inclusività (PAI): attivi in ogni istituto, con il compito di analizzare i bisogni, coordinare gli interventi e programmare azioni di miglioramento;
  • Centri Territoriali di Supporto (CTS): strutture di riferimento a livello provinciale che offrono consulenza, formazione e supporto nell’uso di tecnologie inclusive.

È bene precisare che, nel caso di BES con svantaggio socio-economico, culturale o linguistico, anche nei casi in cui il consiglio di classe non reputa necessaria l’adozione del PDP, la scuola è tenuta a garantire la personalizzazione della didattica e interventi di supporto, che possono includere attività di recupero e potenziamento, strategie di facilitazione linguistica, uso flessibile di strumenti didattici (schemi, mappe, materiali semplificati), percorsi individualizzati di valutazione.

Presi nel loro insieme, tutti gli strumenti fin qui elencati compongono l’ossatura di un modello inclusivo che, come detto, punta non solo a garantire il diritto allo studio, ma anche a promuovere il benessere scolastico e a prevenire forme di povertà educativa.

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