Diritti dei bambini

Il diritto all'ascolto e alla partecipazione dei bambini: cosa dice l'articolo 12 della Convenzione ONU

Il diritto all'ascolto e alla partecipazione è il principio, sancito dall'articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che riconosce ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze la libertà di esprimere la propria opinione su tutto ciò che li riguarda. Parallelamente, questo principio stabilisce il dovere, per gli adulti, di prendere sul serio queste opinioni. È uno dei quattro principi fondamentali della Convenzione, insieme a non discriminazione, diritto alla vita e allo sviluppo, superiore interesse del bambino.

Per molto tempo, i bambini sono stati considerati degli “adulti in miniatura”, cioè delle persone incomplete da educare e formare fino a farli diventare individui maturi. Questa concezione ha lungamente influenzato i principi e le regole di tutti gli ambiti in cui i bambini sono coinvolti, a cominciare dalla famiglia e dalla scuola. In campo giuridico, questo approccio si è tradotto nell’idea che il minorenne dovesse essere oggetto di tutela, più che soggetto di diritto.

Già a partire dalla fine del 1700, però, questa lettura del bambino come “minore” è stata messa in discussione dalle riflessioni di illustri intellettuali, pedagogisti, neuroscienziati. Precursore, in tal senso, può essere considerato Jean-Jacques Rousseau, che nel suo trattato “Emilio o dell’educazione” (1762), definisce il bambino come un essere con bisogni e modalità di apprendimento proprie, sostenendo che l'educazione deve rispettare la sua natura e il suo sviluppo spontaneo. Il vero cambio di paradigma, però, si è compiuto nel XX secolo e il merito è attribuibile, tra gli altri, a Jean Piaget e Maria Montessori. Il primo ha rivoluzionato la psicologia dello sviluppo, dimostrando che i bambini non sono adulti in divenire, ma attraversano fasi cognitive specifiche con modalità di ragionamento proprie, confutando così l'idea di incompletezza. La seconda, invece, ha enfatizzato la competenza innata del bambino, sostenendo che, se messo in un ambiente adeguato, può sviluppare autonomia e capacità di apprendimento indipendente.

Nell’ambito del diritto internazionale, la svolta si è avuta con la promulgazione della Convenzione Internazionale per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che ha accolto questo cambio di visione, applicandolo in campo giuridico e riconoscendo quindi ai bambini la capacità di contribuire attivamente alla società. Non più, quindi, un minorenne destinatario passivo delle decisioni degli adulti ma protagonista attivo della propria vita. In tal senso, la norma chiave è rappresentata dall’articolo 12 della Convenzione, che sancisce il diritto dei bambini all’ascolto e alla partecipazione, considerato uno dei principi fondamentali di tutto il documento. Riconoscere il ruolo chiave della Convenzione, però, non significa considerare concluso il percorso verso il riconoscimento dei minorenni come persone autonome e compiute. La strada da fare è ancora lunga e le difficoltà e le resistenze sono molte. Ma il sentiero è tracciato.

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Il diritto dei bambini alla partecipazione e all’ascolto: caratteristiche e confini

Per comprendere meglio la portata dell’articolo 12 della Convenzione è bene partire dall’analisi del testo in cui è condensato.

“Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.

A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale.”

Il primo elemento rilevante è il riferimento al “fanciullo capace di discernimento” come colui che può esercitare il diritto alla partecipazione. Gli estensori della Convenzione hanno fatto una scelta chiara: non definire a priori un’età in cui il bambino può essere considerato capace di esprimere la propria opinione ma fare riferimento a un concetto evolutivo come il discernimento. La capacità di discernimento, infatti, cresce insieme al fanciullo e soprattutto varia caso per caso.

Nella prima parte dell’articolo, poi, si identificano bene le due facce della medaglia del diritto alla partecipazione:

  • diritto del bambino di esprimere la propria opinione;
  • dovere degli adulti di prendere in considerazione tali opinioni.

La seconda parte dell’articolo, invece, è espressamente indirizzata agli Stati e alle loro articolazioni amministrative, con una prescrizione netta: dare spazio ai minorenni in tutte le procedure in cui sono coinvolti.

È importante, però, chiarire un equivoco frequente: avere voce non significa decidere tutto da soli. Partecipare vuol dire prendere parte ai processi decisionali che riguardano la propria vita, mentre gli adulti mantengono il dovere di guidare e proteggere e assumersi la responsabilità finale delle decisioni. L'autonomia riconosciuta al bambino è progressiva e proporzionata, non sostitutiva del ruolo educativo e di tutela degli adulti di riferimento.

Ricapitolando, quindi, la CRC ridisegna i contorni della figura del bambino, affermando che:

  • ha voce nelle decisioni che lo riguardano, quindi non basta proteggerlo, bisogna ascoltarlo e considerare la sua opinione;
  • ha autonomia progressiva, modulata in base alla sua età e maturità, per prendere parte alle scelte che impattano la sua vita;
  • non è solo un beneficiario di diritti ma un attore sociale, che può contribuire alla società, partecipare a decisioni pubbliche, scolastiche e comunitarie.

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Le applicazioni pratiche del diritto all’ascolto e alla partecipazione dei bambini, tra buone intenzioni e difficoltà

Coincidendo con l’intera vita del minorenne, pubblica e privata, i confini di applicazione dell’articolo 12 sono piuttosto ampi. Il diritto alla partecipazione e all’ascolto, quindi, deve trovare attuazione a scuola, nel sistema legale, nelle politiche pubbliche, nell’azione di associazioni e organizzazioni che si occupano di giovani e infanzia. E deve trattarsi di un ascolto reale, concreto, non solo formale e simbolico. Questo significa che vanno creati adeguati spazi, procedure e strumenti attraverso cui questa libertà di esprimersi può essere esercitata.

Ma cosa distingue un ascolto reale da uno solo di facciata? Una partecipazione autentica prevede almeno tre condizioni:

  1. spiegare ai bambini e ai ragazzi perché viene chiesto il loro parere;
  2. raccontare cosa è stato fatto, in concreto, con le idee che hanno espresso;
  3. motivare le decisioni prese, anche quando non coincidono con quanto avevano proposto.

Chiedere un'opinione e poi dimenticarla non è partecipazione: la voce dei bambini, delle bambine, dei ragazzi e delle ragazzedeve avere un impatto reale, anche quando la responsabilità della decisione finale resta legittimamente agli adulti e può, nell’interesse del minorenne, non corrispondere ai suoi desiderata.

Le implicazioni pratiche di questa affermazione di principio sono tante e profonde.

Se si guarda al campo del diritto all’istruzione, ad esempio, l’applicazione effettiva del diritto alla partecipazione chiede di superare un’idea di scuola come luogo in cui gli adulti insegnano e i bambini apprendono, andando invece verso un modello che promuove metodologie didattiche inclusive, assemblee, consigli degli studenti e un dialogo aperto e costante.

Un protagonismo che è importante riprodurre anche a livello di istituzioni pubbliche. Molti Comuni hanno Consigli Comunali dei Ragazzi, ma spesso sono solo simbolici. Nel 2018, l’Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ha scelto di dare vita alla Consulta dei ragazzi e delle ragazze, composta da giovani tra i 13 e i 17 anni, con il compito di esprimere pareri sui temi da portare all’attenzione delle istituzioni. Sempre l’Autorità si è dotata di un sistema di Consultazioni online e ha istituito anche il Consiglio Nazionale dei ragazzi e delle ragazze, il cui lavoro va ad arricchire il punto di vista del Garante.

È in campo giurisdizionale, però, che dal diritto all’ascolto e alla partecipazione scaturiscono le implicazioni più forti, in ambiti cruciali come:

  • affidamento e adozione: i bambini devono poter esprimere la loro opinione sulle decisioni riguardanti la loro famiglia e la loro tutela legale;
  • cause di separazione o divorzio dei genitori: i bambini devono essere ascoltati in merito a dove e con chi desiderano vivere;
  • procedimenti di protezione minorile: nei casi di maltrattamento o abbandono, il bambino deve poter far sentire la sua voce.

La complessità e la delicatezza delle ricadute che questo nuovo protagonismo dei bambini genera è anche la ragione alla base di molte resistenze che ne frenano la concreta applicazione. Come detto, di passi avanti ne sono stati fatti molti ma il traguardo è ancora da raggiungere. Gli ostacoli più importanti sono rappresentati senza dubbio da barriere culturali (soprattutto nei contesti sociali in cui l’impronta patriarcale e paternalista è molto forte), disuguaglianze economiche e sociali (i bambini più vulnerabili hanno ancora meno possibilità di far sentire la propria voce), mancanza di strumenti concreti di partecipazione (che anche dove esistono, sono spesso ininfluenti).

Cosa impara un bambino quando viene ascoltato e può partecipare

La partecipazione non è solo un diritto da rispettare: è anche un'esperienza che contribuisce concretamente alla crescita di un bambino, di una bambina o di un adolescente.

  • Sviluppa nuove competenze. Partecipare aiuta a scoprire le proprie passioni e a sviluppare capacità di comunicazione, ascolto e confronto.
  • Diventa un cittadino attivo e consapevole. Contribuire al benessere degli altri e dell'ambiente insegna che ogni azione può fare la differenza.
  • Impara a conoscere e rispettare gli altri. Valorizzare le differenze e costruire relazioni promuove un mondo più inclusivo.
  • Aiuta a prendere decisioni migliori. La voce dei bambini e dei ragazzi porta punti di vista nuovi e contribuisce a migliorare servizi e iniziative pensate per loro.

Essere ascoltati, in altre parole, aiuta i bambini e le bambine a diventare più consapevoli, a riconoscere i propri bisogni, valutare possibilità e rischi, sviluppare autonomia. Negare la partecipazione, al contrario, significa togliere loro un'opportunità di crescita.

Come SOS Villaggi dei Bambini applica questo diritto

Per SOS Villaggi dei Bambini il diritto all'ascolto e alla partecipazione non è solo un principio da dichiarare ma un criterio con cui misurare la qualità del lavoro svolto. Lo abbiamo verificato nero su bianco. Una ricerca condotta dalla nostra Accademia SOS su quasi 500 percorsi di accoglienza conclusi tra il 2018 e il 2024 ha analizzato quali fattori distinguono un'accoglienza che raggiunge davvero i suoi obiettivi da una che non ci riesce. Tra i quattro criteri individuati per parlare di "accoglienza di successo" c'è anche il coinvolgimento concreto della bambina, del bambino, della ragazza o del ragazzo nella costruzione del proprio progetto di uscita (gli altri criteri sono l'esistenza di un progetto educativo individualizzato, la coerenza della dimissione con gli obiettivi previsti, il loro effettivo raggiungimento).

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Riteniamo importante, quindi, tenere alta l'asticella su questo punto e chiedere non solo che un percorso funzioni, ma che il bambino o il ragazzo sia stato coinvolto in questa costruzione. Si tratta di una scelta che si paga in termini di rigore, ma che paga in termini di risultati. E riflette esattamente ciò che l'articolo 12 chiede: un ascolto che lascia il segno, non una formalità. D'altra parte, la partecipazione dei bambini e dei ragazzi accolti nei percorsi di tutela rafforza l'autostima, il senso di responsabilità e la percezione di sicurezza, e prepara meglio alla transizione verso la vita adulta come evidenziato da una recente ricerca promossa da SOS Villaggi dei Bambini in collaborazione con l’università Statale Milano Bicocca (Tedesco, 2026). Per noi, tradurre questo principio in prassi quotidiane significa garantire ai bambini spazi autentici di espressione e coinvolgimento in ogni fase del loro percorso.

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Domande frequenti sul diritto alla partecipazione di bambini e bambine

Cosa dice l'articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia?

Stabilisce che ogni bambino capace di discernimento ha il diritto di esprimere liberamente la propria opinione su tutto ciò che lo riguarda, e che gli adulti devono tenerne debitamente conto in base alla sua età e maturità.

Da che età un bambino può essere ascoltato?

La Convenzione non fissa un'età minima: fa riferimento al concetto di "capacità di discernimento", che cresce nel tempo e va valutata caso per caso, non per soglie anagrafiche fisse.

Cosa significa partecipazione attiva dei bambini e dei ragazzi?

Significa essere coinvolti nelle decisioni che li riguardano, ricevere spiegazioni adeguate alla propria età, essere ascoltati davvero e vedere le proprie idee prese in considerazione — non semplicemente essere interpellati in modo formale.

Ascoltare un bambino significa lasciargli decidere da solo?

No. Avere voce non significa decidere tutto da soli: i bambini contribuiscono alle decisioni che li riguardano, mentre la responsabilità di guidare e proteggere resta agli adulti.

Come SOS Villaggi dei Bambini, consideriamo il diritto all’ascolto e alla partecipazione un pilastro fondamentale su cui costruire i nostri interventi. Riconoscere ai bambini un ruolo attivo, infatti, significa costruire una società in cui il loro punto di vista può essere un elemento attivo di cambiamento. Il percorso segnato dalla CRC è chiaro, ma la sua realizzazione piena richiede un impegno concreto: non basta dichiarare principi, occorre tradurli in prassi quotidiane, garantendo ai bambini spazi autentici di espressione e coinvolgimento. Ascoltarli non è solo un atto di giustizia, ma anche un investimento sulla qualità della nostra democrazia e sul futuro che vogliamo costruire.

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