Per un genitore, il pensiero che un figlio possa subire atti di bullismo, a scuola o in altri contesti sociali, rappresenta una preoccupazione profonda, che può far paura e risultare difficile da gestire. Come è possibile capire se un bambino subisce violenza da parte di suoi coetanei? E come agire nel caso in cui se ne abbia la conferma? Sono domande che prima o poi una mamma o un papà possono trovarsi di fronte. Purtroppo, non si tratta di timori ingiustificati, perché i dati Istat confermano che la violenza tra pari è diventata una componente strutturale della crescita per la maggioranza degli adolescenti italiani.
Secondo un'indagine Istat del 2023, quasi il 70% dei ragazzi e delle ragazze tra gli 11 e i 19 anni ha vissuto almeno un episodio offensivo nell'arco di un anno e per il 20% dei giovani queste vessazioni non sono eventi isolati, ma una sofferenza quotidiana capace di generare forti stati di ansia e depressione. A questo si aggiunge il cyberbullismo, che colpisce il 34% degli adolescenti, portando la violenza anche dentro le mura domestiche, attraverso gli schermi. I più esposti alla violenza tra pari sono i ragazzi e le ragazze delle scuole medie (11-13 anni), dove quasi il 24% degli studenti denuncia atti continuativi. Infine, contrariamente ai luoghi comuni, il fenomeno appare oggi più frequente nelle regioni del Nord Italia rispetto al Sud e colpisce più duramente i giovani di origine straniera rispetto ai coetanei italiani.
Riconoscere
Come riconoscere i segnali di bullismo nel proprio figlio
Di fronte a questi dati, che confermano quanto il fenomeno sia trasversale e diffuso, il primo timore di un genitore è quello di non accorgersi delle difficoltà del proprio figlio. Molto spesso, infatti, il bambino o la bambina che subisce violenza non chiede aiuto esplicitamente, bloccato dalla vergogna o dalla paura. Per questo, il compito dell'adulto è essere un attento osservatore dei segni nascosti, dei "non detti", degli indizi che il bullismo inevitabilmente lascia su chi è costretto a farci i conti. E questi segnali di allarme del bullismo possono essere molto diversi tra loro ma riconducibili a quattro aeree.
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Segnali fisici e materiali
Il corpo di un figlio può parlare attraverso lividi ricorrenti, graffi o ferite "strane" e prive di una spiegazione convincente. Ritrovare spesso materiale scolastico, elettronica o vestiti danneggiati, strappati o che risultano persi è un indicatore molto attendibile. L'uso di abiti non adatti alla stagione o sporchi spesso serve a nascondere parti del corpo o segni sulla pelle.
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Cambiamenti nell'umore e nel comportamento
È fondamentale osservare il momento del rientro a casa dalla scuola. Rabbia, tristezza o paura inspiegabili, isolamento sociale improvviso o fatica a fidarsi. Lo stress può manifestarsi anche attraverso segnali psicosomatici come mal di pancia o mal di testa ricorrenti, forme di regressione, incubi notturni o, nei più piccoli, tramite la narrazione del disagio nei giochi e nei disegni.
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Il rapporto con la scuola
Il luogo dove avviene il bullismo diventa spesso uno spazio da evitare. Un segnale inequivocabile è il rifiuto improvviso di andare a scuola, la paura di prendere lo scuolabus o la rinuncia a frequentare attività che prima erano gradite. Questo disagio si traduce spesso anche in un calo del rendimento scolastico.
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La vita digitale
Nel caso del cyberbullismo, l'ansia segue il ragazzo anche a casa. Bisogna prestare attenzione ai segni di un'eccessiva agitazione legata all'uso del cellulare o dei social network, o se il ragazzo o la ragazza tende a chiudere bruscamente le applicazioni o lo schermo quando un genitore entra nella stanza.
In generale, però, il segnale più forte resta la rottura della comunicazione: una chiusura totale quando si cerca il dialogo su ciò che accade fuori dalle mura domestiche deve sempre spingere un genitore ad approfondire, con delicatezza e senza giudizio.
Agire
Cosa fare se un figlio subisce bullismo
Una volta intercettati i segnali o ricevuta una confidenza, è fondamentale trasformare l'urgenza emotiva in una strategia lucida. Il bullismo non si risolve da soli, ma attraverso un'alleanza educativa che parte da casa e arriva alle istituzioni. Ecco i tre passi fondamentali.
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1
Accogliere senza giudicare né minimizzare
Se un figlio o una figlia si apre, o se viene stimolato/a con domande aperte ("Ti vedo diverso, vuoi parlarne?"), la regola d'oro è mantenere la calma. Ascoltare senza interrompere subito per cercare soluzioni e rassicurarlo dicendo "Supereremo questa cosa insieme". Bisogna però evitare di fare promesse che non si possono mantenere, come "Non lo dirò a nessuno". Soprattutto, vanno evitate frasi che minimizzano l'accaduto ("È solo una fase"): il ragazzo deve sentirsi creduto, non sminuito.
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Gestire le emozioni
È normale per un genitore provare rabbia o smarrimento, ma è cruciale non colpevolizzarsi: la responsabilità è di chi commette violenza, mai di chi la subisce o del genitore che non l'ha vista subito. Se il carico emotivo è troppo forte, è bene che una madre e un padre cerchino supporto anche per sé stessi. Per il ragazzo o la ragazza, invece, è opportuno valutare l'inizio di un percorso psicologico: essenziale per offrirgli uno spazio neutro dove elaborare il vissuto e rafforzare le proprie risorse.
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Intervenire facendo rete con scuola e istituzioni
I fatti e i segnali osservati vanno annotati, per poi attivarsi concretamente. La scuola è il primo alleato: è fondamentale parlare con gli insegnanti o con il Referente per il bullismo, una figura obbligatoria per legge che coordina la prevenzione e gli interventi educativi. Nei casi più gravi o di cyberbullismo, poi, esistono tutele superiori: è possibile ricorrere all'Ammonimento del Questore (una sorta di cartellino giallo istituzionale) o segnalare il pericolo tramite l'app YouPol e il numero 114 Emergenza Infanzia.
Risorse utili
Materiali e guide per approfondire