Diritti dei bambini

Agenda 2030 e infanzia: cosa dicono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sui diritti dei minorenni

L’Agenda 2030 è il piano d’azione globale delle Nazioni Unite per costruire un mondo più giusto, equo e sostenibile entro il 2030. Anche se non cita sempre esplicitamente i bambini, gran parte dei suoi obiettivi incide direttamente sulla loro vita e sui loro diritti: dalla lotta alla povertà all’accesso all’istruzione, dalla salute alla protezione da abusi e discriminazioni.

Nel settembre 2015, tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno adottato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un piano d’azione condiviso che mira a provocare una vera e propria trasformazione del mondo entro quella data. Secondo il piano dell’ONU, questo ambizioso traguardo dovrebbe essere raggiunto affrontando le grandi sfide globali attraverso 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs). In sostanza, si punta a costruire una società più giusta e inclusiva, capace di garantire dignità, benessere e pari opportunità a chiunque, senza lasciare indietro nessuno. L’impianto complessivo dell’Agenda, quindi, è rivolto a tutte le persone, di qualsiasi età. I bambini vi sono quindi ricompresi, perché ovviamente il loro benessere rappresenta un punto nevralgico dell’intero impianto. Molti degli Obiettivi, infatti, toccano esplicitamente o implicitamente aspetti centrali della vita dei minorenni: la lotta alla povertà, il diritto alla salute e all’istruzione, la protezione da ogni forma di violenza e discriminazione, l’accesso a un ambiente sano e a comunità inclusive. Non si tratta solo di effetti collaterali positivi: l’Agenda 2030, per come è concepita, contribuisce direttamente a rafforzare il tessuto delle norme internazionali che tutelano l’infanzia, integrandosi con i principi già riconosciuti a livello globale in materia di diritti dei bambini e degli adolescenti. In questo senso, leggere l’Agenda 2030 dal punto di vista dei bambini significa riconoscerne la portata trasformativa anche per le nuove generazioni, e comprendere come la realizzazione degli SDGs sia una delle strade più concrete per rendere effettivi i diritti dei minorenni a livello globale.

Diritti dei minorenni e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: cosa c’è nell’Agenda 2030

È quindi utile analizzare nel dettaglio i singoli Obiettivi di Sviluppo e vedere dove e come si parla di diritti dei bambini.

1. Sconfiggere la povertà

Il primo obiettivo punta ad eliminare la povertà estrema e ridurre significativamente il numero di persone che vivono in condizioni precarie, garantendo protezione sociale e accesso equo alle risorse. I minorenni sono espressamente menzionati nel secondo punto, dove si chiede agli Stati di “ridurre almeno della metà la quota di uomini, donne e bambini di tutte le età che vivono in povertà in tutte le sue forme”.

2. Sconfiggere la fame

Il secondo obiettivo affronta il tema della sicurezza alimentare, da garantire a tutti, attraverso il miglioramento della nutrizione e la promozione di un’agricoltura sostenibile. In questo articolo, i bambini sono considerati in modo particolare, alla luce del diffuso problema della mortalità per malnutrizione che li colpisce in numerosi Paesi. L’Agenda inserisce espressamente i neonati tra le categorie più vulnerabili, alle quali deve essere assicurato “accesso sicuro a cibo nutriente e sufficiente per tutto l'anno”. Inoltre, nel testo si chiede di raggiungere, entro il 2025, “i traguardi concordati a livello internazionale contro l’arresto della crescita e il deperimento nei bambini sotto i 5 anni di età” e di “soddisfare le esigenze nutrizionali di ragazze adolescenti”.

3. Salute e benessere

Anche nel terzo obiettivo, dove si chiede di assicurare salute e benessere per tutte le età, i bambini ricevono un’attenzione particolare. Si parla, infatti, di “porre fine alle morti prevenibili di neonati e bambini sotto i 5 anni di età”. A tal proposito, vengono fissati requisiti stringenti: la mortalità neonatale deve scendere almeno a 12 per ogni 1.000 bambini nati vivi e la mortalità dei bambini sotto i 5 anni di età almeno a 25 per 1.000 bambini nati vivi (oggi la media nel mondo è di 37).

4. Istruzione di qualità

L’obiettivo quarto parla di istruzione (primaria e secondaria) inclusiva, equa e di qualità, che deve essere assicurata a tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze. Alcuni passaggi sono poi espressamente dedicati alle discriminazioni di genere e a quelle basate sulla disabilità, che devono essere totalmente rimosse, permettendo l’accesso alla scuola davvero a tutti.

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5. Uguaglianza di genere

Al tema delle discriminazioni di genere è espressamente dedicato l’obiettivo quinto, che, relativamente alle bambine, fa esplicito riferimento, vietandole, a pratiche gravemente lesive della dignità, della libertà e dell’integrità fisica, come i matrimoni precoci e le mutilazioni genitali femminili.

6. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari

Il sesto obiettivo impegna gli Stati ad assicurare l’accesso universale all’acqua potabile sicura e a servizi igienici adeguati, migliorando la gestione sostenibile delle risorse idriche. Qui i bambini vengono menzionati come categoria particolarmente fragile, le cui esigenze legate alla disponibilità di acqua e all’igiene vanno tenute in forte considerazione.

7. Energia pulita e accessibile

Nel settimo obiettivo, relativo all’accesso a sistemi energetici affidabili, sostenibili e moderni, i bambini non vengono espressamente menzionati. È innegabile, però, l’impatto positivo che il raggiungimento di questo target avrebbe anche sulle condizioni di vita dei più piccoli, specialmente in contesti poveri.

8. Lavoro dignitoso e crescita economica

L’ottavo obiettivo mira a promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, con lavoro dignitoso, diritti dei lavoratori e piena occupazione. Nel testo di parla chiaramente di “garantire la proibizione ed eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, compreso il reclutamento e l’impiego dei bambini soldato”.

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9. Imprese, innovazione e infrastrutture

Con il nono obiettivo si invitano gli Stati a costruire infrastrutture resilienti, promuovere l’industrializzazione sostenibile e l’innovazione per migliorare l’equità e la competitività. Ma si parla anche di azzeramento del digital divide, tema strettamente connesso con quello dell’accesso alla rete e alla conoscenza che va assicurato a tutti i bambini, per consentirgli un piano sviluppo.

10. Ridurre le disuguaglianze

Anche nel decimo obiettivo i bambini non sono espressamente menzionati ma risultano comunque coinvolti quando si parla di “potenziare e promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti, a prescindere da età, sesso, disabilità, razza, etnia, origine, religione, stato economico o altro”.

11. Città e comunità sostenibili

Nell’undicesimo obiettivo siparla di rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili, migliorando l’accesso a trasporti, abitazioni e spazi pubblici. Quanto questo possa avere impatto positivo sulla crescita e sul benessere dei bambini è evidente, anche se il tema non viene affrontato in modo espresso. Avere città a misura di bambino dovrebbe essere per tutti gli Stati una priorità.

12. Consumo e produzione responsabili

Il dodicesimo obiettivo è dedicato alla promozione di modelli sostenibili di consumo e produzione, che portino a una riduzione dello spreco, promuovendo il riciclo e la gestione responsabile delle risorse naturali. L’attuale sistema di crescita, infatti, basato su un approccio estrattivo e sulla distruzione delle risorse, provoca gravi danni, soprattutto alle popolazioni più povere, e i bambini ne pagano il prezzo maggiore.

13. Lotta contro il cambiamento climatico

Discorso analogo per il tredicesimo obiettivo, che chiede di adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e i suoi effetti, migliorando la resilienza e l’adattamento ai disastri naturali. Anche in questo caso, i danni maggiori dei sempre più frequenti eventi climatici catastrofici li subiscono le persone a basso o bassissimo reddito, e in particolare i minorenni.

14. Vita sott’acqua

Il quattordicesimo obiettivo si muove sulla stessa linea, affrontando però in modo più specifico il tema dell’inquinamento idrico e del sovrasfruttamento delle risorse acquatiche. Si chiede ai singoli Stati di conservare e usare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine, contrastando inquinamento, pesca eccessiva e acidificazione. Anche in questo caso, i bambini, non espressamente menzionati, possono essere menzionati tra le vittime degli effetti negativi dell’attuale modello di sviluppo.

15. Vita sulla Terra

Completa il ragionamento sullo sfruttamento dell’ambiente il quindicesimo obiettivo, dedicato alla protezione, al ripristino e alla promozione dell’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, per fermare la perdita di biodiversità e il degrado del suolo. Ancora una volta, i bambini vengono in rilievo come membri delle comunità maggiormente danneggiate dal consumo sconsiderato del suolo e delle risorse della terra.

16. Pace, giustizia e istituzioni solide

I bambini tornano invece protagonisti nel sedicesimo obiettivo, che punta a promuovere società pacifiche e inclusive, assicurando l’accesso alla giustizia per tutti e la creazione di istituzioni responsabili, trasparenti ed efficaci. Nel testo, si fa anche espressamente menzione alla necessità di “porre fine all’abuso, allo sfruttamento, al traffico di bambini e a tutte le forme di violenza e tortura nei loro confronti”.

17. Partnership per gli obiettivi

Il diciassettesimo obiettivo, infine, affronta questioni che si possono definire di metodo, perché subordina la stessa possibilità di perseguire gli altri target all’adeguato impegno finanziario e di collaborazione da parte degli Stati firmatari.

Il legame tra Agenda 2030 e Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

Per quanto riguarda i diritti dei bambini, i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) si integrano perfettamente nel tessuto delle norme di diritto internazionale dedicate al tema e tracciano un cammino che si sovrappone, punto per punto, alle spettanze sancite dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Due testi distinti ma profondamente interconnessi, che parlano lo stesso linguaggio e condividono la stessa urgenza: costruire un futuro che non lasci indietro nessuno, a partire proprio dai più piccoli.

Gli SDGs, come visto, che mirano a sradicare la povertà, garantire cibo, salute e istruzione si legano direttamente al diritto dei bambini a un tenore di vita dignitoso, a cure adeguate, a un’educazione di qualità. La povertà, infatti, priva i bambini non solo di beni materiali, ma anche di opportunità, relazioni e sicurezza. Allo stesso modo, l’accesso all’alimentazione e ai servizi sanitari è un requisito essenziale per garantire il diritto alla sopravvivenza e allo sviluppo. L’istruzione, infine, non è solo un mezzo per apprendere, ma anche per costruire una coscienza critica, coltivare le proprie potenzialità e spezzare il ciclo intergenerazionale dell’esclusione. Si tratta di un impianto molto simile a quello scelto dalla Convenzione del 1989.

Anche gli obiettivi che promuovono l’uguaglianza di genere, la protezione sociale e l’inclusione rafforzano principi già presenti nella Convenzione: il diritto alla non discriminazione, alla protezione dallo sfruttamento, alla partecipazione piena alla vita comunitaria. Le bambine, in particolare, affrontano spesso una doppia vulnerabilità: come minorenni e come soggetti di genere femminile. Intervenire su questi fronti significa tutelare non solo il loro presente, ma anche la possibilità di un futuro autonomo e sicuro.

Gli SDGs dedicati alla sostenibilità ambientale, poi, aprono una prospettiva ancora più ampia: il diritto a crescere in un ambiente sano e protetto. I bambini sono tra i più colpiti dagli effetti della crisi climatica, dell’inquinamento e della perdita di biodiversità, ma sono anche i meno responsabili di queste crisi. La Convenzione riconosce, implicitamente ed esplicitamente, il legame tra salute, ambiente ed educazione allo sviluppo sostenibile. Lavorare per la giustizia ambientale significa, quindi, lavorare anche per i diritti dell’infanzia.

Infine, gli obiettivi che riguardano la giustizia, la pace e la cooperazione internazionale trovano un forte eco nella Convenzione. I bambini hanno diritto a essere protetti dalla violenza, a vivere in contesti pacifici, a vedere riconosciuta la propria identità giuridica e a essere ascoltati nelle decisioni che li riguardano. Riconoscere i minorenni come soggetti di diritto e non solo come destinatari di protezione è una condizione essenziale per costruire società più eque e istituzioni più solide.

Agenda 2030 e Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, quindi, non vanno viste come strumenti paralleli, ma come strumenti complementari. L’una fissa gli obiettivi globali di sviluppo sostenibile, l’altra definisce i diritti non negoziabili di ogni bambino e adolescente. Tenerle insieme, incrociarle nelle politiche, nei programmi e nei sistemi di monitoraggio, significa agire con visione e responsabilità.

Leggi anche l’approfondimento sulla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza