14.12.2018

Al Villaggio Sos di Trento una panchina rossa per ricordare le vittime di femminicidio

Il Villaggio SOS ha scelto di commemorare la giornata per l'eliminazione della violenza contro le donne per ricordare le donne a cui è stato tolto un posto nel mondo



Posto occupato è un gesto concreto di attenzione per tutte le donne vittime di violenza. Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, nella società. Questo posto vogliamo dedicarlo a loro, affinché la quotidianità non lo sommerga”. Così recita la targa posta sulla nuova panchina del Villaggio SOS di Trento. Immersa nel verde del parco del Villaggio SOS attira l'attenzione quella macchia rossa scarlatta, un colore, quello del sangue, che è simbolo da tempo dell'inziativa "Posto occupato" che da anni in tutto il mondo ricorda le donne vittime di violenza e in particolare quelle che non ci sono più, occupando simbolicamente con il colore rosso sedie, panchine e poltrone nei luoghi pubblici, per ricordare che il loro posto nel mondo esiste ancora, come monito contro il femminicidio. 


Il Villaggio SOS Di Trento da 55 anni accoglie bambini e ragazzi e offre loro una casa e il calore di una famiglia, e da diverso tempo si impegna anche per accogliere quelle donne che insieme ai loro piccoli sono riuscite a scappare da situazioni di abuso e violenza. “Sono due – spiega il direttore Giovanni Odorizzi, da oltre vent’anni alla guida del Villaggio SOS – le date all’anno che hanno molto a che fare con il lavoro che svogliamo quotidianamente. La prima è l’anniversario della dichiarazione dei diritti del bambino, il 20 novembre, e la seconda è il 25 novembre, la giornata contro la violenza sulle donne”. Due date così vicine, che quest’anno hanno visto una commemorazione d’eccezione, solida e durevole. “Gli anni scorsi optavamo per segni che poi però finivano per consumarsi. L’anno scorso, ad esempio, si trattava di un manifesto cartaceo da attaccare alle porte con un pensiero e un disegno. Quest’anno, abbiamo scelto un segno che è più impegnativo per ciascuno di noi, un invito a chi entra a prestare attenzione a questo tema”.

Il primo passo è rendersi conto della portata del fenomeno, quello che ogni anno uccide decine di donne in Italia, lasciando vuoti tanti posti a sedere a teatro e sull’autobus, tante scrivanie ma soprattutto tanti vuoti nella vita delle persone che le amavano. Un fenomeno che necessita di una riflessione che al Villaggio Sos di Trento è stata fatta durante l'inaugurazione della panchina, culminata nella lettura di alcuni pensieri: "Violenza è sentirsi soffocare / è camminare sulle uova / è sentirsi impotenti, / le mani legate. / È non vedere una via di uscita. / Cosa direi agli angeli? / Direi che ancora la strada da percorrere / contro la violenza nel mondo è tanta / e piena di possibilità. / E noi ci siamo già incamminate" recita la poesia scritta da un'operatrice.