19.04.2019

Mohammad: una tragedia si rivela un’opportunità

Attirato in una macchina con la promessa di giocattoli e cioccolatini, Ariful Haque è stato rapito all’età di tre anni dal Bangladesh per essere portato alle gare di cammelli a Dubai.

I trafficanti volevano vendere lui e altri bambini come fantini di cammelli – una pratica vietata che vedeva i bambini provenienti da famiglie in difficoltà, comprati o rapiti per gareggiare in pericolose competizioni.

Mettevano bambini di età inferiore ai 5 anni su un cammello per attraversare un intero deserto” spiega Mohammad “Probabilmente non sarei sopravvissuto”.

Oggi, Mohammad Ariful Haque è diventato il Dottor Arif, un medico ortopedico di 32 anni. Il suo viaggio di 5 mesi con i trafficanti in Bangladesh e in India, lo ha portato ad essere accolto al Villaggio SOS di Dhaka, in Bangladesh, e a una vita dedicata ad aiutare i bisognosi.

Arif è stato con i trafficanti fino a quando è arrivato all’aeroporto di Bombay, oggi Mumbai. In quel frangente, a lui e agli altri tre bambini è stato ordinato di dare nomi falsi e di fingere di viaggiare con la famiglia.

Giunto il momento di salire a bordo dell’aereo, Arif è corso dagli agenti di polizia dicendo che l’uomo con cui stava viaggiando non era suo padre e così è stato portato in salvo insieme agli altri tre bambini. Per quanto ne sa, i trafficanti hanno trascorso 5 anni in prigione per il crimine commesso. Ma il viaggio di Arif non è finito in quel momento.

Arif ha trascorso i successivi otto anni in un centro di detenzione minorile in India. Alla fine, le notizie sulla piaga dei bambini rapiti hanno portato all’intervento di SOS Villaggi dei Bambini, che ha riportato lui e altri 11 bambini in Bangladesh. Alcuni di loro sono riusciti a tornare dai genitori o da parenti, ma, a causa delle condizioni in cui versava la sua famiglia, Arif è stato accolto nel Villaggio SOS.

“Il Villaggio SOS è stato per me il posto più sicuro al mondo. Riuscivo a vedere un futuro e sentivo che potevo fare qualcosa di importante nella mia vita”.

Con questa nuova forza dentro di sé, Arif ha iniziato a progettare il proprio futuro: inizialmente voleva diventare un giocatore di cricket, ma poi ha capito che voleva studiare medicina e diventare un dottore. “Volevo fare qualcosa di grande… Quando ero in difficoltà sono stato aiutato. Ora sento la responsabilità di fare lo stesso con chi ne ha bisogno”.

Nel 2015, è stato volontario in Pakistan per studiare le cause dell’alta mortalità infantile. Nel 2017 ha lavorato nel campo profughi di Rohingya e ha curato circa 1200 bambini e 300 anziani. In Egitto, dove oggi esercita nel ruolo di medico ortopedico presso l’Ospedale Cairo University, organizza formazioni mediche gratuite per gli abitanti di origine bengalese.

Arif spera di poter diventare un chirurgo e di aprire un centro dove curare e operare i poveri: “Non riesco a essere concentrato solo su me stesso, e questo perché sono un dottore, ma soprattutto perché sono cresciuto in un Villaggio SOS”.

Ogni volta che ritorna a Dhaka, visita il Villaggio SOS e dice ai bambini e ai ragazzi residenti: “SOS Villaggi dei Bambini è un regalo, fatene un buon uso!”. “Ho iniziato da zero e ora sono qui… Sono l’uomo più felice e più fortunato al mondo!"