Scuola
– 10.10.2025
Benessere scolastico, la salute mentale comincia tra i banchi
Il benessere scolastico è sempre più legato alla salute mentale dei giovani, oggi messa a rischio da disuguaglianze, pressioni sociali e crisi globali. La scuola non può limitarsi all’istruzione: deve diventare un luogo che promuove competenze emotive, previene bullismo e dispersione, rafforza autostima e relazioni positive.
Bambini e bambine, ragazzi e ragazze trascorrono la maggior parte del loro tempo a scuola. Dai 6 anni (e spesso anche prima) fino alla maggiore età, gli insegnanti e i compagni di classe rappresentano una vera e propria famiglia e i locali scolastici una sorta di seconda casa. Da questa considerazione, non può che scaturire il riconoscimento del ruolo fondamentale che la scuola ricopre nel garantire non solo l’istruzione ma anche il benessere fisico e psichico di studenti e studentesse. È quello che prende il nome di benessere scolastico e a cui sempre più spesso rivolgono la loro attenzione istituzioni, osservatori nazionali e internazionali, docenti, pedagogisti ed educatori.
La salute mentale degli adolescenti: un bene prezioso ma sempre più a rischio
Prima di approfondire l’idea di benessere scolastico, però, è bene allargare lo sguardo su un tema più ampio: la salute mentale dei più giovani e soprattutto il suo progressivo peggioramento. Un argomento di pressante attualità, a cui vengono dedicati sforzi sempre più intensi, sia per analizzare il fenomeno, sia per attivare le adeguate contromisure. Alcuni dei dati più interessanti in merito sono quelli contenuti in un’indagine HBSC, condotta in 44 paesi tra Europa e Nord America (Italia compresa) e coordinata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che si è conclusa nel 2022. Le cifre contenute nel rapporto rivelano un quadro allarmante ma che non sorprende: con l’avanzare dell’età il benessere psicologico tende a diminuire, e i quindicenni risultano la fascia più vulnerabile. In questa fase della vita si registra infatti una riduzione della soddisfazione personale e un aumento dei disturbi psicologici, che si manifestano con sintomi multipli e ricorrenti.
Un'altra informazione interessante è quella relativa alle differenze di genere, che sono particolarmente marcate, con le ragazze che riportano sistematicamente condizioni peggiori dei coetanei maschi in tutti gli indicatori considerati. E con l’età il divario si amplia. A quindici anni, ad esempio, il numero di ragazze che dichiara di soffrire di disturbi multipli è circa il doppio rispetto ai ragazzi e, mentre questi ultimi mostrano una crescita nella percezione di autoefficacia, cioè nella fiducia di poter affrontare i problemi, le ragazze non beneficiano dello stesso andamento positivo.
Accanto al fattore di genere, il report mette in luce l’impatto delle disuguaglianze sociali. I giovani provenienti da famiglie meno abbienti riportano livelli di benessere psicologico, salute percepita e soddisfazione di vita inferiori rispetto ai coetanei con maggiore disponibilità economica. Le differenze si osservano in quasi tutti i Paesi e riguardano sia i ragazzi che le ragazze, con conseguenze evidenti sulla capacità di affrontare le difficoltà e di sentirsi protagonisti del proprio percorso di crescita.
Questi risultati assumono un significato ancora più rilevante se collocati nel contesto degli ultimi anni, segnati dalla pandemia di COVID-19, dall’acuirsi della crisi climatica e dall’aumento del costo della vita. Fattori che hanno ulteriormente pesato sulla salute mentale dei più giovani. Non sorprende quindi che l’indagine, rispetto agli anni precedenti, evidenzi non solo un calo della soddisfazione per la propria vita e della percezione di “ottima salute”, ma anche un incremento dei disturbi multipli, soprattutto tra le ragazze di 13 e 15 anni, confermandole come il gruppo più a rischio.
Per invertire la rotta, il rapporto sottolinea la necessità di interventi urgenti e coordinati. Le scuole, indicate come primo luogo di osservazione e supporto per i problemi di salute mentale, possono svolgere un ruolo decisivo. Implementare programmi universali e basati su evidenze scientifiche per la promozione delle competenze sociali ed emotive e la prevenzione del bullismo è una delle strategie più promettenti. Ma non basta: è necessario formare e sostenere i docenti, offrire supporto psicologico accessibile a tutti e costruire sistemi di collaborazione con i servizi territoriali e le famiglie. Inoltre, servono interventi mirati e l’attivazione di sinergie con servizi specializzati, centri di salute mentale comunitari e reti di sostegno sociale.
Il diritto all’istruzione nel mondo
Cosa si intende per benessere scolastico
In questo quadro preoccupante, quindi, il benessere scolastico gioca un ruolo chiave. Ma cosa si intende precisamente con questo concetto? Cosa vuol dire benessere a scuola, in concreto? Per prima cosa, è fondamentale sottolineare che il benessere scolastico non coincide semplicemente con i risultati di apprendimento, ma riguarda uno stato complessivo di salute mentale positiva: la capacità di essere consapevoli delle proprie potenzialità, coltivare abilità, affrontare le difficoltà quotidiane e sentirsi parte di una comunità che sostiene e valorizza. In questo senso, il benessere a scuola si esprime nell’impegno attivo e significativo, nel senso di identità, autostima, autoefficacia e autonomia, nella capacità di gestire emozioni e pensieri, nel costruire relazioni solidali e nel percepirsi accolti, rispettati e al sicuro. Tuttavia, questi aspetti spesso si scontrano con una concezione della scuola, molto diffusa in Italia e all’estero, che ne esaspera la dimensione meritocratica e le dinamiche competitive. Un approccio che conduce a misurare il valore degli studenti principalmente attraverso voti e prestazioni, più che attraverso la loro crescita personale e sociale. Purtroppo, però, la scuola, quando è schiacciata sulla logica del merito inteso come selezione, rischia di alimentare ansia, frustrazione e disuguaglianze, piuttosto che promuovere benessere ed equità. Integrare la dimensione del benessere scolastico significa allora rimettere al centro la persona e non solo il risultato, trasformando la valutazione in uno strumento di crescita e non in una etichetta, e facendo della scuola un ambiente in cui tutti possano sentirsi parte di un percorso di apprendimento che rafforza competenze, relazioni e fiducia nel futuro. Una scuola capace di accogliere, quindi, e di arginare con maggior forza anche il fenomeno della dispersione scolastica.
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Le strategie per favorire il benessere a scuola e l’impegno di SOS Villaggi dei Bambini
La sfida, quindi, è importantissima e merita tutto l’impegno possibile, da parte delle istituzioni ma anche dei singoli e delle associazioni che hanno a che fare con la scuola. Favorire il benessere scolastico significa, in primo luogo, pensare alla scuola come a un ecosistema, in cui si intrecciano dimensioni educative, psicologiche, sociali e sanitarie. In Italia, un passo importante in questa direzione è stata la firma del protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e la Società Italiana di Pediatria, che punta a rafforzare la collaborazione tra scuola e mondo medico attraverso progetti educativi su alimentazione, sonno, gestione delle emozioni, prevenzione delle dipendenze e dei disturbi alimentari, con il supporto diretto dei pediatri e strumenti digitali di monitoraggio.
Un altro elemento chiave, riconosciuto anche a livello europeo, è l’adozione di un approccio che coinvolge tutta la scuola (“whole school approach”), considerato tra i più efficaci per sostenere il benessere di bambini e ragazzi. Questo modello invita a considerare scuole, famiglie e società come parti di un’unica comunità educante, in cui le decisioni possono essere prese e attuate in maniera coordinata. La collaborazione con enti locali, agenzie sanitarie e assistenziali, organizzazioni giovanili e università permette di affrontare questioni complesse che spesso nascono fuori dall’aula: disuguaglianze socioeconomiche, discriminazioni culturali e razziali, traumi o esperienze infantili negative. In questo quadro, il contrasto al bullismo e al cyberbullismo assume un ruolo cruciale: ridurre la violenza tra pari significa creare un ambiente sicuro e rispettoso, condizione necessaria perché gli studenti possano sviluppare fiducia in sé stessi, relazioni positive e capacità di partecipazione.
In questo contesto si inserisce anche il nostro lavoro. Come SOS Villaggi dei Bambini, infatti, portiamo nelle scuole italiane un approccio sistemico al benessere fondato su protezione, partecipazione e relazioni positive. Attraverso la formazione dei docenti, lo sviluppo delle life skills, le pratiche riparative, l’inclusione degli studenti con background migratorio, gli spazi di ascolto e il coinvolgimento attivo delle famiglie, l’organizzazione contribuisce a rendere la scuola un luogo accogliente e inclusivo, capace di prevenire la dispersione scolastica e di offrire a ciascun ragazzo e ragazza la possibilità di crescere in un ambiente che sostiene e valorizza.
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