Corridoi umanitari: cosa sono e come funzionano

I corridoi umanitari sono uno tra i tanti modelli di accoglienza che gli Stati Europei hanno a disposizione come alternativa sicura e legale ai viaggi della disperazione.

I corridoi umanitari sono un programma sicuro e legale di trasferimento e integrazione in Italia rivolto a migranti in condizione di particolare vulnerabilità: donne sole con bambini, vittime del traffico di essere umani, anziani, persone con disabilità o con patologie, oppure persone segnalate da organizzazioni umanitarie quali l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati (UNHCR).

In un’Europa tuttora incapace di dare una risposta significativa e corale alla tragedia del crescente numero di persone che muoiono nel tentativo di raggiungere la salvezza o sono esposte a gravi abusi e sfruttamenti, i corridoi umanitari sono una via sicura e legale per l’ingresso nel nostro Paese di persone richiedenti asilo.

Come funzionano i corridoi umanitari in 4 passi

  1. Il primo passo spetta alle associazioni proponenti, le quali inviano sul posto esperti e volontari che, attraverso contatti diretti nei Paesi interessati dal progetto o grazie a segnalazioni provenienti da attori locali (ONG, associazioni, organismi internazionali, chiese, ecc.), predispongono una lista di potenziali beneficiari;
  2. Ogni segnalazione viene verificata dai responsabili delle associazioni per poi essere inviata al Ministero dell’Interno italiano per un ulteriore controllo;
  3. Terminati i controlli, le liste dei potenziali beneficiari sono trasmesse alle autorità consolari italiane dei Paesi coinvolti le quali rilasciano, qualora ritenuto opportuno, dei “visti umanitari con validità territoriale limitata” (solo per l’Italia) ai sensi dell’art. 25 del Regolamento (CE) n. 810/2009 del 13 luglio 2009;
  4. Una volta arrivati in Italia, i profughi sono accolti dai promotori del progetto i quali, in collaborazione con altri partner, li ospitano in strutture disseminate sul territorio nazionale secondo il modello dell’“accoglienza diffusa” e offrono loro la possibilità di un’integrazione nel tessuto sociale e culturale, attraverso l’apprendimento della lingua italiana, la scolarizzazione dei minorenni e altre iniziative.

Gli effetti sulla sicurezza dei corridoi umanitari

Questo metodo di accoglienza offre una piena sicurezza per chi arriva e per chi accoglie: i migranti evitano i “viaggi della morte” e di finire intrappolati nella rete dei trafficanti di esseri umani. Il Paese di ingresso, inoltre, può selezionare gli accessi attraverso gli attenti controlli effettuati dalle autorità preposte alla concessione dei visti.

Il progetto italiano

Il progetto “Apertura di corridoi umanitari” ha preso il via in Italia il 15 dicembre 2015  a seguito della firma di un Protocollo d’intesa tra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e il Governo italiano, ed è stato rinnovato il 7 novembre 2017.
Il progetto non pesa in alcun modo sullo Stato: i fondi per la sua realizzazione - dal sostegno economico per il trasferimento in Italia all’assistenza ai migranti una volta arrivati - provengono interamente dalle associazioni promotrici, in larga parte dall’otto per mille dell’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi e, per il resto, da altre raccolte e donazioni, come quelle arrivate a seguito di una campagna lanciata dalla Comunità di Sant’Egidio.
I corridoi umanitari attivati verso il Libano e il Marocco a seguito del Protocollo sottoscritto nel 2015 hanno permesso, nel biennio 2016- 2017, l’arrivo in Italia dal Libano di 1.000 richiedenti asilo, in prevalenza di nazionalità siriana. Il primo corridoio umanitario effettuato dopo il rinnovo del Protocollo nel novembre 2017 ha portato in salvo 30 persone sbarcate a Roma Fiumicino.

La nostra esperienza nel Villaggio SOS di Saronno

Il Villaggio SOS di Saronno accoglie dal 27 ottobre 2017 una famiglia siriana di dieci persone giunta in Italia attraverso i corridoi umanitari predisposti dalla Comunità di Sant’Egidio. Il periodo di accoglienza durerà 2 anni, tempo considerato utile per l’acquisizione della lingua italiana, l’integrazione nel territorio, il raggiungimento di un’autonoma sistemazione lavorativa e abitativa e, soprattutto, per la completa guarigione di uno dei bambini affetto da una grave malattia e in cura presso l’Ospedale di Monza. Il Villaggio SOS, senza alcun contributo economico pubblico, ha messo a disposizione della famiglia una casa e una rete di sostegno molto forte che l’accompagna in tutte le sfide e le difficoltà dell’integrazione.
La famiglia si è ben inserita nel Villaggio SOS e si sta abituando alla sua nuova vita. I bambini sono stati inseriti gradualmente in una scuola pubblica e, per garantire loro una più facile integrazione, vengono seguiti anche a scuola da un educatore. Di recente, poi, è nata la bambina di uno dei figli più grandi, giunto in Italia insieme alla moglie, e le è stato dato il nome di Salam, pace. Ora, dopo aver aiutato i membri della famiglia a concludere positivamente l’iter per l’ottenimento della residenza, la rete costituita dal Villaggio SOS ha come obiettivo principale quello di affiancare alcuni di loro, in particolare i ragazzi più grandi, nella ricerca di un lavoro.

I corridoi umanitari in Europa

L’iniziativa italiana si propone come modello replicabile nei Paesi dell’area Schengen. Il progetto dei corridoi umanitari ha ottenuto il plauso di diversi esponenti istituzionali, italiani e internazionali, nonché di leader religiosi, primi fra tutti Papa Francesco, e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ed è stato insignito di prestigiosi premi, come la “Colomba d’oro per la pace”, il Premio “Terra e Pace”, il Premio “Giuseppe Dossetti” e il Premio giornalistico “Marco Luchetta”.
Corridoi umanitari sono stati realizzati anche da Francia e Belgio: due viaggi, sono stati effettuati verso Bruxelles dal Libano e dalla Turchia. Il 29 gennaio 2018 è stato effettuato dal Libano a Parigi un terzo viaggio che ha permesso a 40 persone di raggiungere la Francia in sicurezza.
L’obiettivo finale è consentire l’arrivo di 500 persone in Francia e di 150 persone in Belgio e, soprattutto, di coinvolgere al più presto altri Paesi europei.

L’appello delle ONG

Queste riflessioni hanno portato alcune importanti ONG - tra cui Amnesty International, Caritas Europa e Terre Des Hommes - a lanciare un appello alle istituzioni europee e agli Stati membri.
Partendo da una statistica dell’UNHCR e dello IOM secondo la quale più di 5.000 persone, solo nel 2016 sono morte o risultano disperse nel Mediterraneo, le ONG si rivolgono agli Stati membri delle Nazioni Unite affinché facciano del salvataggio di vite umane attraverso l’apertura e l’utilizzo di canali sicuri e legali una priorità.
Le ONG sottolineano, in particolare, come gli Stati europei abbiano a disposizione una vasta gamma di strumenti con cui garantire percorsi legali e sicuri di protezione - programmi di ammissione per motivi umanitari, visti umanitari, procedure di ricongiungimento familiare, ricollocamento dei migranti, ecc. - che permetterebbero ai migranti di non doversi affidare ai trafficanti di uomini e rischiare la vita o quella dei propri figli in viaggi della speranza condotti in condizioni disumane e ribadiscono come l’utilizzo di tali strumenti sia ancora troppo limitato.




 
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