Il Venezuela, colpito da due fortissime scosse di terremoto, che hanno causato centinaia di morti e decine di migliaia di feriti, sta vivendo una grave crisi umanitaria e ha bisogno di aiuto. SOS Villaggi dei Bambini, presente nel paese sudamericano da quasi 50 anni, ha attivato una raccolta fondi straordinaria per supportare i bambini e le loro famiglie. È possibile donare già ora. Anche una piccola cifra può fare la differenza.
Il 24 giugno 2026 due forti scosse di terremoto, di magnitudo 7.2 e 7.5, hanno colpito la costa caraibica del Venezuela, all'altezza di Morón, 45 minuti a ovest di Caracas. Uno dei sismi più potenti registrati in Venezuela negli ultimi 100 anni. Le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza e l'area dello stato di La Guaira, dove si trova il principale aeroporto internazionale del paese, è stata dichiarata zona disastrata. La domanda che ovunque ci si sta ponendo è: quanti morti e feriti ha causato il terremoto in Venezuela? Purtroppo, il bilancio è solo provvisorio e parla di quasi 600 morti, circa 3mila feriti e oltre 50mila dispersi, numeri che gli osservatori internazionali ritengono destinati a salire ancora con il proseguire delle ricerche. A pagare il prezzo più alto, come accade in ogni emergenza umanitaria, sono soprattutto i bambini: scuole crollate o trasformate in rifugi, famiglie separate, routine quotidiane interrotte da un giorno all'altro. SOS Villaggi dei Bambini è presente in Venezuela da anni attraverso i suoi programmi di affido familiare e rafforzamento delle famiglie vulnerabili, ed è già al lavoro per valutare i bisogni più urgenti sul territorio. In questo articolo raccontiamo cosa sta succedendo e come è possibile aiutare i bambini venezuelani e le loro famiglie con una donazione, anche minima.
Dona ora
Terremoto in Venezuela: un paese in ginocchio alle prese con il tragico conto di morti, feriti e dispersi
Le immagini che arrivano dal Venezuela in queste ore raccontano una paura che non si scorge solo tra le macerie. Si vede negli occhi dei bambini che vivono da giorni all'aperto o in alloggi di fortuna, perché le scosse di assestamento non si fermano e intorno ci sono solo macerie. Si vede nella fatica delle famiglie che non sanno più dove dormire. Si vede nelle scuole svuotate dei banchi e riempite di materassi e scatoloni di aiuti. Inoltre, chi lavora ogni giorno a fianco dell'infanzia sa che un terremoto non finisce quando finisce di tremare la terra. Per un bambino, infatti, la vera scossa è spesso quella che arriva dopo, quando si perdono i punti di riferimento che fino al giorno prima sembravano scontati. I dati sull'impatto umano, ancora provvisori e in aggiornamento, parlano di quasi 600 morti, circa 3mila feriti e oltre 50.000 dispersi, con le squadre di ricerca e salvataggio ancora al lavoro per portare soccorso. In tutto, secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) sono più di 7 milioni le persone coinvolte dal sisma. Le infrastrutture hanno subito danni severi: ospedali, scuole, reti di trasporto e diversi edifici, anche istituzionali, risultano colpiti. A Caracas si segnalano crolli ed edifici danneggiati in diversi quartieri, mentre nelle aree costiere e nelle zone più densamente popolate e vulnerabili la situazione resta particolarmente critica. Anche diversi stati dell'interno del paese registrano danni, e le valutazioni sono ancora in corso.
Dona ora
Come aiutare i bambini in Venezuela dopo il terremoto
Le necessità più urgenti segnalate sul territorio riguardano l'accesso a un riparo sicuro, acqua potabile, cibo e cure mediche, ma anche la protezione dei minori, il sostegno psicologico per affrontare il trauma e la possibilità di continuare a studiare anche in emergenza. Molte scuole, infatti, sono state trasformate in rifugi temporanei o centri di raccolta degli aiuti: una scelta necessaria nell'immediato, ma che interrompe la continuità educativa e può esporre i più piccoli a rischi aggiuntivi proprio nei luoghi che dovrebbero essere protetti. Per i bambini, un'emergenza di questa portata significa spesso perdere contemporaneamente la casa, la scuola e le routine quotidiane che danno stabilità. Cresce inoltre il rischio di separazione dalle famiglie nel caos dei primi giorni, e con esso la necessità di identificare rapidamente i minori non accompagnati o separati per evitare che restino senza protezione. È un quadro che richiede una risposta coordinata tra autorità locali, organizzazioni umanitarie e comunità, con un'attenzione costante affinché i bisogni di bambine, bambini e adolescenti restino al centro di ogni intervento.
Dona ora
Donare per il Venezuela: la raccolta fondi di SOS Villaggi dei Bambini
Fortunatamente, quando un'emergenza riempie le notizie, la generosità delle persone è spesso immediata. Tanti si stanno chiedendo in queste ore come aiutare il Venezuela, come donare. Ma per essere davvero utile, quella generosità ha bisogno di trovare un canale che sappia trasformarla in aiuto reale, mirato e sicuro. È qui che la presenza di lungo periodo di un'organizzazione può fare la differenza. Come SOS Villaggi dei Bambini lavoriamo in Venezuela da anni, precisamente dal 1978, con programmi stabili di affido familiare e di rafforzamento delle famiglie più vulnerabili, soprattutto nelle aree del paese già segnate da fragilità economica e difficoltà di accesso a servizi sanitari e alimentari. Questo significa una cosa molto concreta: chi opera oggi sul territorio venezuelano conosce le comunità, conosce le famiglie, conosce i bisogni reali di chi vive in quelle zone, e sa dove e come intervenire. Il nostro personale e i nostri collaboratori sono al sicuro e stanno seguendo i protocolli previsti, mentre proseguono il monitoraggio della situazione per definire la risposta più appropriata.
Le priorità individuate per questa prima fase riflettono esattamente i bisogni emersi sul territorio:
- prevenzione della separazione familiare e identificazione dei minori non accompagnati;
- sostegno psicologico per bambini, adolescenti e famiglie;
- accesso a un riparo temporaneo;
- accesso ai beni di prima necessità, acqua e servizi igienico-sanitari;
- creazione di spazi sicuri e di apprendimento temporaneo per restituire ai più piccoli, anche in emergenza, un minimo di normalità.
E possiamo affermare già oggi che il nostro impegno in Venezuela non si fermerà quando l'emergenza uscirà dalle prime pagine, perché il lavoro di accompagnamento di bambine, bambini e famiglie vulnerabili continua ben oltre la fase critica iniziale. Ogni contributo, anche piccolo, entra in questo sistema di intervento già attivo e radicato sul territorio: aiuta a proteggere i bambini più esposti al rischio di separazione familiare, a garantire loro un sostegno psicologico nei momenti più difficili, e a restituire, passo dopo passo, un futuro più stabile a chi in questi giorni ha perso tutto.
Dona ora