Genitori e figli

La sfida della genitorialità e l’importanza di un sostegno

Essere genitori è un compito difficile, che necessita lo svolgimento di numerose funzioni chiave per lo sviluppo dei bambini. La genitorialità è un’avventura meravigliosa ma piena di dubbi e difficoltà, che ognuno affronta con il proprio stile. Ecco perché i servizi di sostegno alla genitorialità (come quelli del nostro Programma Milano), che accompagnano mamme e papà in questo viaggio, sono ormai considerati delle colonne portanti per assicurare il benessere dei figli.

Essere genitori non è mai stato semplice. Ogni epoca ha messo mamme e papà di fronte a sfide diverse. Ieri era la fatica del lavoro incessante, delle famiglie numerose, di un’educazione trasmessa prevalentemente per autorità più che per dialogo. Oggi è il peso di dover fare tutto bene, spesso in solitudine, tra tempi compressi, precarietà economica e modelli educativi incerti. Alle difficoltà materiali si aggiungono poi quelle emotive: la paura di sbagliare, il senso di colpa, l’ansia di non essere abbastanza. E capita, a un certo punto, di farsi, nel silenzio, domande che pesano: sto facendo bene? Dove sto sbagliando? Ho rovinato tutto?  È lì, in un momento di comprensibile fragilità, che si comprendono appieno tutte le insidie della genitorialità. Ed è sempre lì che è importante garantire ai genitori un supporto reale e concreto. Il cosiddetto sostegno alla genitorialità, infatti, può fare la differenza: non per dare risposte preconfezionate, ma per offrire uno spazio in cui essere ascoltati, riconosciuti e accompagnati. Una convinzione che è alla base del Programma che come SOS Villaggi dei Bambini realizziamo a Milano e che vedremo più avanti.

Cos’è la genitorialità: definizione di un mondo dai mille riflessi

Per affrontare questo tema, però, è utile partire tracciando i confini di ciò che si intende per genitorialità. La si può definire come

l’insieme delle funzioni, delle responsabilità e delle capacità che una persona esercita nel prendersi cura di un bambino, contribuendo al suo sviluppo fisico, affettivo, sociale e cognitivo.

Una compiuta genitorialità, quindi, non coincide semplicemente con l’evento biologico della procreazione di un figlio, ma riguarda alla radice il ruolo di genitore, che si costruisce nel tempo ed è fatto di relazioni, comportamenti, scelte educative e affettive.

Per sua natura, quindi, la genitorialità presenta molteplici sfaccettature e può essere:

  • Biologica: legata alla maternità e paternità in senso fisico;
  • Affettiva e relazionale: riguarda la capacità di creare un legame stabile, sicuro e amorevole con il figlio, rispondendo ai suoi bisogni emotivi;
  • Educativa: implica il ruolo di guida nella crescita del bambino, trasmettendo regole, valori e competenze sociali;
  • Sociale e culturale: si esprime nel modo in cui i genitori aiutano il figlio a inserirsi nella società, tenendo conto del contesto culturale, economico e familiare in cui vivono.

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Essere genitori oggi: stili e competenze genitoriali

Guardando alla genitorialità da un punto di vista educativo e pedagogico, è fondamentale approfondire due concetti fondamentali e interconnessi: gli stili genitoriali e le funzioni genitoriali.

Gli stili genitoriali descrivono il modo con cui il genitore si rapporta al figlio, le caratteristiche della relazione che costruisce, in particolare rispetto a due dimensioni chiave: il calore emotivo (cioè quanto il genitore è affettuoso, empatico, accogliente) e il controllo educativo (quanto stabilisce limiti, regole e guida il comportamento del figlio). A partire dagli studi della psicologa Diana Baumrind, integrati da ricerche successive, sono stati identificati quattro stili principali.

  • Stile autorevole: caratterizzato da elevato calore e alto controllo. Il genitore è affettuoso, presente, ma anche chiaro e fermo nel porre regole. Questo stile favorisce l’autonomia, l’autostima e l’adattamento sociale del bambino.
  • Stile autoritario: si distingue per basso calore e alto controllo. Il genitore è rigido, esigente, poco empatico. I figli possono sviluppare obbedienza, ma anche insicurezza, rabbia repressa e scarsa autonomia.
  • Stile permissivo: combina alto calore e basso controllo. Il genitore è affettuoso e disponibile, ma tende a evitare i conflitti e a non porre limiti chiari. I figli possono avere difficoltà nel gestire le frustrazioni e nel rispettare le regole.
  • Stile trascurante (o negligente): connota genitori poco coinvolti sia emotivamente che normativamente. È lo stile più disfunzionale, spesso associato a carenze educative, instabilità affettiva e scarso sviluppo sociale nei figli.

Il concetto di funzioni genitoriali, invece, aiuta a comprendere che cosa fa un genitore per sostenere lo sviluppo del figlio nelle sue diverse dimensioni. Tra i modelli più completi e utilizzati in ambito clinico e psicosociale vi è quello elaborato dallo psicologo Gianluigi Visentini, che individua otto funzioni fondamentali, ciascuna con un ruolo preciso nella relazione educativa.

  • Funzione protettiva: riguarda la capacità di assicurare sicurezza fisica, affettiva e psicologica, riconoscendo e prevenendo i rischi, adeguando l’ambiente alle capacità evolutive del bambino.
  • Funzione affettiva: si riferisce alla costruzione di un legame emotivo stabile e sintonizzato, fatto di amore, accoglienza e disponibilità. È la base per l’attaccamento sicuro e per lo sviluppo dell’autostima.
  • Funzione regolativa: implica l’abilità del genitore di aiutare il figlio a gestire i propri stati interni (emozioni, impulsi, frustrazioni), offrendo un modello di regolazione affettiva coerente e prevedibile.
  • Funzione normativa: consiste nel porre limiti, regole e confini chiari, adeguati all’età, garantendo una struttura di riferimento stabile e comprensibile.
  • Funzione predittiva: è la capacità di anticipare i bisogni futuri del bambino, preparandosi al cambiamento e adattando lo stile educativo all’evoluzione del figlio.
  • Funzione rappresentativa: richiede al genitore di vedere il figlio come un soggetto distinto, con caratteristiche proprie, evitando di sovrapporre aspettative o bisogni personali alla sua identità reale.
  • Funzione significante: aiuta il bambino a dare senso alle proprie esperienze, traducendo vissuti, emozioni e comportamenti in parole, pensieri e narrazioni comprensibili.
  • Funzione fantasmatica: è la più profonda e complessa, riguardando l’integrazione tra il figlio reale e il figlio immaginato, ovvero il confronto tra le aspettative inconsce del genitore e la realtà del bambino, con la capacità di accoglierlo per quello che è, e non per quello che si vorrebbe fosse.

Queste otto funzioni costituiscono la struttura interna della genitorialità: sono trasversali rispetto agli stili e si possono esercitare con maggiore o minore efficacia a seconda della storia, delle risorse e delle difficoltà individuali di ogni genitore. La relazione tra stili e funzioni è dinamica. Ad esempio, uno stile autorevole facilita l’esercizio delle funzioni normative, regolative e affettive in modo equilibrato. Al contrario, uno stile autoritario può irrigidire la funzione normativa e soffocare quella affettiva o significante. Comprendere questa interazione è essenziale per leggere il comportamento educativo non solo in termini di atteggiamenti, ma anche come espressione di un sistema più profondo, che riguarda la capacità del genitore di sostenere il processo di crescita del figlio nella sua complessità affettiva, cognitiva e sociale.

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Sostegno alla genitorialità, come si realizza

Questo reticolo profondamente intrecciato di stili e funzioni rende plasticamente l’idea della complessità che si trova ad affrontare chi diventa genitore. Essere papà e mamma è davvero una sfida bellissima ma impegnativa. Un percorso lungo il quale è normale e giusto sentire il bisogno di un aiuto. È a questo che si fa riferimento quando si parla di sostengo alla genitorialità, terminologia ormai molto diffusa, che indica

un insieme di interventi utili a rafforzare le competenze educative, relazionali ed emotive dei genitori, promuovendo il benessere dei figli e della famiglia nel suo complesso.

Sull’argomento, però, è fondamentale sottolineare un punto chiave: il servizio di sostegno alla genitorialità non giudica ma accompagna; non parte dal presupposto che i genitori siano “inadeguati”, ma che, come tutti, possano aver bisogno di tempo, strumenti e relazioni di fiducia per esprimere al meglio le proprie funzioni genitoriali.

Operativamente, i servizi di sostegno alla genitorialità, possono concretizzarsi in:

  • Colloqui individuali o familiari: percorsi di consulenza educativa o psicologica per affrontare problemi specifici (es. conflitti, difficoltà relazionali, dubbi educativi);
  • Laboratori e percorsi di gruppo: spazi di confronto tra genitori, guidati da professionisti, per condividere esperienze, riflettere insieme e costruire strategie educative;
  • Formazione e sensibilizzazione: incontri tematici su fasi dello sviluppo, comunicazione con i figli, gestione delle emozioni, mediazione dei conflitti, eccetera;
  • Interventi integrati: percorsi complessi che coinvolgono anche i figli, la scuola, altri servizi, in una logica di rete (es. per famiglie in difficoltà multiproblema o sotto tutela).

Vista l’ampiezza degli ambiti coperti da questi servizi, gli stessi possono essere garantiti da una pluralità di soggetti, sia pubblici che privati: servizi sociali e sociosanitari, consultori familiari, educatori e pedagogisti, psicologi e psicoterapeuti, associazioni e cooperative, scuole, centri per famiglie, enti locali.

L’impegno di SOS Villaggi dei Bambini nel sostegno alla genitorialità

Sostenere la genitorialità, quindi, significa investire concretamente nella salute, nella stabilità e nel futuro dei bambini. Ogni genitore, indipendentemente dalla propria storia o condizione, può trovarsi a vivere momenti di fatica, incertezza o solitudine di fronte alle sfide educative e relazionali che la crescita di un figlio comporta. Per questo motivo, il sostegno alla genitorialità è oggi riconosciuto come un intervento centrale nelle politiche di promozione del benessere infantile. Non si tratta di offrire soluzioni precostituite o giudizi dall’alto, ma di creare spazi di ascolto, confronto e accompagnamento in cui le famiglie possano riscoprire le proprie risorse e potenzialità.

Noi di SOS Villaggi dei Bambini lavoriamo ogni giorno in questa direzione, con interventi mirati e radicati nei territori. Esemplificativo, in tal senso, è il nostro Programma Milano, che comprende una pluralità di azioni sinergiche.

  • Sportelli di consulenza per genitori: attivi nei quartieri di Cimiano e Crescenzago (MI), offrono uno spazio di ascolto e orientamento su difficoltà educative, relazionali o scolastiche. Sono rivolti sia ai genitori del territorio che a quelli dei bambini iscritti al nostro Doposcuola, con particolare attenzione a chi si trova in situazioni di fragilità linguistica o culturale.
  • Colloqui scuola-famiglia: utili a facilitare i colloqui tra genitori, insegnanti e studenti per prevenire ed intervenire sulle diverse difficoltà (relazionali, di apprendimento,  etc).
  • Massaggio infantile AIMI: un ciclo di incontri per genitori con neonati, guidati da una pedagogista certificata. Il corso è uno spazio di cura, scambio e consapevolezza, in cui si affrontano temi come il pianto, il sonno, l’attaccamento e lo sviluppo del bambino.
  • Spazio 0-5 “Palloncino blu”: luogo accogliente e informale in cui bambini fino a 5 anni e i loro genitori possono condividere esperienze ludiche, pedagogiche e di socializzazione, rompendo l’isolamento domestico e rafforzando il senso di comunità.
  • Percorsi di psicomotricità educativa e interventi psicoeducativi individuali (“SOS Psicomotricità”): rivolti a bambini con difficoltà emotive, relazionali o motorie, questi interventi gratuiti colmano un vuoto spesso lasciato dal costo elevato dei servizi privati, restituendo ai bambini un contesto di crescita e ascolto.
  • Doposcuola “Insieme, dopo la scuola”: oltre a sostenere l’apprendimento e la socializzazione dei bambini, questo servizio integra attività di sostegno alla genitorialità per rafforzare la relazione genitore-figlio e potenziare la capacità dei genitori di supportare i percorsi scolastici dei propri figli.

In sintesi, quindi, accompagnare i genitori nel loro cammino significa creare condizioni più solide perché ogni bambino possa crescere sentendosi accolto, sostenuto e riconosciuto.

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