"Non possiamo condannare un'altra generazione a danni psicologici, dipendenze e sofferenza": la sicurezza dei minorenni online al centro del nuovo rapporto UE voluto da Ursula von der Leyen.

La Commissione Europea ha affrontato con grande attenzione il tema della sicurezza dei minorenni online, considerando l'evoluzione rapidissima delle piattaforme digitali che li espone a rischi continui. Da ieri è pubblico il rapporto realizzato dalla Commissione speciale sulla sicurezza dei minorenni online, voluto da Ursula von der Leyen: un documento di 160 pagine che passa in rassegna i rischi ormai conclamati a cui gli algoritmi sottopongono bambini e adolescenti, e che chiama in causa le responsabilità di chi quegli algoritmi li ha progettati per portare i più giovani a cadere nelle trappole costruite su misura per loro.

I minorenni europei trascorrono online dalle 4 alle 6 ore al giorno: nell'arco della vita, l'equivalente di circa 20 anni spesi tra like, commenti e reazioni ai post. Una responsabilità, però, che non può ricadere né sui ragazzi né interamente sui genitori, il cui ruolo educativo resta per la Presidente fondamentale e non sostituibile da un algoritmo: "Ci aspettiamo che siano le case automobilistiche a garantire la sicurezza dei propri veicoli, non che spetti ai bambini progettare le loro cinture di sicurezza o ai genitori installare gli airbag in casa". Sarà dunque compito delle piattaforme dimostrare di non arrecare danno, in un contesto in cui più della metà dei minorenni europei ha già sperimentato problemi emotivi o psicosociali online.

4–6h al giorno online per i minorenni europei
~20 anni di vita equivalenti trascorsi online
>50% dei minorenni europei ha già avuto problemi emotivi online

I rischi dei social media per bambini e adolescenti

Il report non demonizza social e dispositivi digitali, di cui riconosce anche i benefici: sul piano relazionale per i ragazzi che hanno difficoltà in questo ambito, e come supporto all'apprendimento se accompagnati da una corretta alfabetizzazione digitale. Al tempo stesso, evidenzia le problematicità comprovate a cui le piattaforme espongono quotidianamente bambine e bambini. A pagare il prezzo più alto sono i minorenni provenienti da contesti socio-economici svantaggiati, le cui famiglie, meno alfabetizzate dal punto di vista digitale, hanno minorenni possibilità di dialogare con i figli, guidarli e prevenire i rischi a cui sono esposti.

Il tempo trascorso online cresce con l'età:

  • sotto i due anni, i bambini trascorrono già 49 minuti al giorno davanti agli schermi;
  • il dato triplica dopo gli otto anni;
  • in adolescenza si raggiungono i picchi più alti: il 14% degli adolescenti europei trascorre fino a 10 ore online nel weekend.

I rischi legati ai social media cambiano a seconda del genere, dell'orientamento sessuale e dell'origine dei ragazzi e delle ragazze:

  • Le ragazze sono più esposte alla condivisione non consensuale di immagini, ai deepfake e a molestie di vario tipo. Tra i 13 e i 15 anni corrono maggiormente il rischio di essere escluse dalle chat di gruppo e di subire pettegolezzi e bodyshaming — una forma di violenza psicologica denunciata dalla maggior parte delle ragazze coinvolte nell'indagine del progetto europeo Applying Safe Behaviours. Il confronto sociale a cui sono sottoposte, complice un uso più intenso dei social, le espone maggiormente a un'immagine corporea distorta e a disturbi alimentari.
  • I ragazzi, che utilizzano di più le piattaforme di gaming, sono più esposti a disturbi d'ansia e depressione legati a un uso smodato di questi strumenti, e risultano più predisposti a commettere trasgressioni online a sfondo sessuale rispetto a quanto avviene nella vita reale.
  • La comunità LGBTIQ+ trova nelle piattaforme un terreno poco favorevole all'integrazione, risultando più esposta a hate speech, cyberbullismo e al rischio di outing forzato.
  • Le minoranze etniche o religiose sono più esposte a contenuti xenofobi e incitamento all'odio, anche a causa del funzionamento degli algoritmi.
  • I minorenni con bisogni educativi speciali o disabilità sono maggiormente esposti a isolamento sociale e adescamento online.

Gli effetti dei social sulla salute di bambini e ragazzi

Dal report emerge con chiarezza l'impatto fisico e psicologico che le piattaforme online hanno sui più giovani.

"Mantenere lo status quo, un mondo in cui continuiamo a consentire alle grandi aziende tecnologiche un accesso illimitato ai nostri figli, non farà altro che condannare un'altra generazione a ulteriori danni psicologici, dipendenze e sofferenza. I dati parlano chiaro"

L'uso eccessivo di dispositivi digitali, social network e piattaforme online può provocare sintomi di diverso tipo:

  • Sindrome da uso eccessivo dei device: affaticamento visivo, mal di testa, problemi posturali.
  • Disturbi del sonno: peggioramento della qualità del riposo e aumento dei tempi di addormentamento.
  • Dipendenza: impatto negativo sul rendimento scolastico, gaming disorder, sottrazione di tempo alle attività all'aperto e conseguente sedentarietà.

Intelligenza artificiale e minorenni: cosa cambia

Nel rapporto viene introdotto il termine "social media+" per indicare come anche l'intelligenza artificiale incida ormai fortemente sullo sviluppo psicofisico di bambini e ragazzi, che ne fanno un uso sempre più diffuso. Anche in questo caso si tratta di uno strumento che, se usato correttamente, può contrastare l'isolamento sociale e offrire ottime potenzialità per un'istruzione più inclusiva.

Secondo lo studio EU Kids Online 2026, sempre più bambini e ragazzi esplorano le potenzialità di questo strumento ancora in gran parte da scoprire: il 70% delle bambine e dei bambini tra i 9 e i 10 anni dichiara di aver usato l'IA generativa nell'ultimo mese, percentuale che sale al 98% tra i 15-16enni. In Italia, l'uso principale dell'IA da parte di minorenni riguarda il supporto all'apprendimento, seguito da attività pratiche e, in una quota non trascurabile (24%), dalla richiesta di consigli su salute, preoccupazioni personali e questioni private.

Tra i rischi legati a un uso incontrollato dell'IA da parte dei minorenni spicca l'attaccamento emotivo: i bambini tendono a legarsi a questi strumenti come se fossero veri e propri compagni artificiali con cui confrontarsi. Più in generale, gli strumenti basati sull'IA sfruttano la vulnerabilità dei minorenni facendo leva sulla loro curiosità, sul desiderio di ricompense, sulla suscettibilità alle pressioni esterne e sulla tendenza alla gratificazione istantanea, fino a condizionarne le scelte.

Questi sistemi possono inoltre:

  • alimentare fake news e disinformazione;
  • rafforzare stereotipi che i più piccoli rischiano di interiorizzare;
  • ridurre la capacità di concentrazione;
  • ostacolare lo sviluppo del pensiero critico;
  • peggiorare il rendimento scolastico;
  • rendere più difficili le interazioni sociali.

Un aspetto particolarmente critico riguarda le segnalazioni di materiale pedopornografico generato dall'intelligenza artificiale: si è passati da circa 5.000 immagini di questo tipo nel 2023 a 1,3 milioni nel 2025. Solo tra il 2024 e il 2025, i video di abusi sessuali su minorenni generati dall'IA sono aumentati di oltre 26 volte, e nel 2025 il 97% delle immagini di questo tipo identificate dalla Internet Watch Foundation raffigurava ragazze tra i 12 e i 18 anni.

Dal rapporto emerge quindi la necessità di alfabetizzare bambini, adulti e docenti all'uso dell'IA, anche attraverso corsi dedicati nelle scuole, insieme all'urgenza che un adulto sia sempre presente e in grado di supervisionare i minorenni che si approcciano all'intelligenza artificiale generativa, oltre alla necessità di intensificare la ricerca su potenzialità e rischi legati a questa tecnologia.

Come proteggere davvero bambini e adolescenti online

Il primo appello del report è rivolto alle piattaforme digitali, a cui si chiede di:

  1. Garantire che i propri servizi siano progettati per essere sicuri, e non per incentivare scroll continuo, autoplay dei video e notifiche costanti.
  2. Dotarsi di sistemi di verifica e segnalazione chiari, capaci di tutelare i minorenni da adescamento e cyberbullismo.
  3. Verificare in modo efficace, senza ledere la privacy, l'età degli utenti minorenni: l'appello dell'UE è di impedire l'accesso ai social sotto i 13 anni.
  4. Applicare le norme europee già esistenti in materia di tutela dei minorenni online.
  5. Garantire trasparenza, dando accesso a ricercatori e studiosi agli algoritmi e ai contenuti che raggiungono i minorenni.

La partecipazione dei minorenni come diritto, non solo protezione

Il report non si limita a chiedere limiti per bambini e ragazzi o responsabilità per piattaforme e adulti di riferimento: sottolinea anche l'importanza di considerare i minorenni non solo come soggetti da proteggere, ma come cittadini titolari di propri diritti.

Per questo, bambini e ragazzi dovrebbero poter partecipare alla definizione delle politiche sociali, alla progettazione delle misure di sicurezza, alla valutazione delle piattaforme e alla creazione di linee guida che mettano al centro il loro punto di vista. È in questa direzione che si muove SOS Villaggi dei Bambini con il progetto co-finanziato dall'Unione Europea Ctrl+SAFE, che parte dalla percezione che bambini e ragazzi hanno del mondo online per promuovere azioni di sensibilizzazione rivolte agli adulti e aumentare le competenze digitali dei più giovani, affinché possano muoversi con maggiore sicurezza anche online.

Al mondo adulto si chiede di favorire attività all'aperto che tengano i bambini lontani dagli schermi, ma anche di conoscere a fondo le piattaforme che i minorenni utilizzano, così da non demonizzarle e da saperne riconoscere anche gli aspetti positivi legati alla libera espressione, all'apprendimento e alle relazioni sociali.

"Non sarà una soluzione infallibile. E il cambiamento richiede tempo. Ci vorrà tempo per radicare il cambiamento culturale che sta già prendendo forma nella nostra società. Proprio come ci è voluto tempo per vietare la guida in stato di ebbrezza e per rendere obbligatorio l'uso delle cinture di sicurezza in auto. I grandi cambiamenti non avvengono mai dall'oggi al domani, ma quando si tratta della nostra sicurezza, ne vale sempre la pena"

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