Di fronte a un evento catastrofico e improvviso come il recente terremoto in Venezuela, quali sono le primissime reazioni psicologiche ed emotive che si riscontrano nei bambini che hanno vissuto la scossa o perso la propria casa o la propria famiglia?
Le prime reazioni possono essere molto diverse da quelle degli adulti. Alcuni possono piangere, alcuni tremano, alcuni restano aggrappati ai genitori o chiedono continuamente se ci sarà un'altra scossa. Altri al contrario sembrano immobili, vanno al freezing, sono silenziosi quasi assenti. Questi segnali dimostrano che ogni bambino è a sé, reagisce diversamente — e questo dipende tantissimo anche dalla reazione degli adulti.
Perché se i bambini vedono che gli adulti sono in distress, anche loro vanno proprio in tilt: il genitore o gli adulti sono il punto di riferimento. Quando questo punto di riferimento cede, il bambino si sente spaesato, solo.
«Il terremoto esterno è proprio come il terremoto interno per il bambino. Tutto quello che conosce è stato scosso: il senso di sicurezza, la fiducia nella casa, negli adulti, nel mondo intorno a lui.»
È quindi molto importante dire subito che molte di queste reazioni sono normali, rassicurare il bambino. Non è una reazione voluta, ma neurobiologica. Il bambino non ha il controllo di come reagisce e sta cercando di riorganizzare dentro di sé qualcosa che è stato improvvisamente spezzato.
Possono comparire anche altri segnali: regressioni, eccessivo attaccamento agli adulti, enuresi notturna, paura del buio, o un modo di parlare più infantile. Negli adolescenti la reazione può essere diversa: irritabilità, chiusura, comportamenti rischiosi, o ritiro completo dalla realtà.
La priorità nelle prime fasi non è far parlare il bambino o indagare cosa è successo. La prima cosa è aiutarlo a sentirsi al sicuro. E per farlo, bisogna prima aiutare gli adulti, perché sono loro il suo punto di riferimento. Bisogna ricostruire la sicurezza sia esterna che interna e ristabilire le routine quotidiane.