Risposta all'emergenza - Haiti – 09.01.2020

"Sono sopravvissuta al traffico di esseri umani e oggi ho imparto un'improtante lezione di vita"

Ludginie aveva solo 13 anni quando, durante il caos a seguito del terremoto di Haiti, i suoi genitori l'hanno consegnata a degli estranei che volevano portarla illegalmente fuori dal Paese.

Ludginie oggi è sorridente e vive insieme alla sua nonna, che si è presa cura di lei nel momento più difficile della sua giovane vita. Ma non capirà mai appieno la fiducia che i suoi genitori hanno riposto negli sconosciuti che l'hanno portata via quando era ancora una bambina spaventata.

Purtroppo, il caos seguito al terremoto di Haiti del 2010 ha creato un'opportunità per coloro che non avevano a cuore l'interesse superiore dei bambini. Ludginie, 13 anni all'epoca, e altri 32 ragazzi e ragazze sono stati vittime di un gruppo di cittadini statunitensi che cercavano di portare i bambini nella Repubblica Dominicana senza documenti adeguati e con motivazioni poco chiare.

"Lo ricordo come se fosse successo oggi", afferma Ludginie, che ora ha 21 anni e studia cosmetologia. “Ho lasciato la mia casa con estranei che hanno detto che mi stavano portando negli Stati Uniti. I miei genitori furono d'accordo sul fatto che me ne andassi, poiché avevano perso tutto e non avevano soldi per sostenermi”.
Arrendersi così facilmente è stato un trauma, dice Ludginie. “Mi hanno consegnato senza alcuna garanzia che mi avrebbero visto di nuovo. In questi anni ho spesso riflettuto sulla facilità con cui i miei genitori si sono affidati a degli estranei".

Il gruppo che ha tentato di portare i bambini negli Stati Uniti con la scusa di fornire loro assistenza è stato intercettato al confine. I bambini sono stati affidati alle cure dei Villaggi SOS di Haiti.
Ma non prima di un terribile calvario in cui la polizia ha fermato il loro autobus e li ha portati alla stazione di polizia. Ludginie ricorda di essere stata trattenuta in una struttura giovanile per due giorni prima che le autorità assistenziali le organizzassero il trasferimento al Villaggio SOS di Santo a Port-au-Prince.
"Quando sono arrivata al Villaggio SOS, ero spaventata e stressata perché non sapevo cosa mi stesse accadendo", ricorda Ludginie. “Non ho dormito la prima notte che sono arrivata. Sono molto grata a Rachelle, l’educatrice che viveva con me nella Casa del Villaggio SOS. Mi ha rassicurato fino a quando le mie paure sono svanite".

Dopo alcuni giorni, Ludginie iniziò ad apprezzare il suo nuovo ambiente e fare amicizia. Ricorda alcune delle attività per aiutare lei e gli altri bambini a riprendersi dal trauma del sisma e, nel caso dei 33 bambini che come lei sono stati sottratti alle loro famiglie, della separazione dai loro genitori.
Ludginie è ancora in contatto con molti giovani del Villaggio SOS che definisce ancora "i miei fratelli e sorelle".
Dopo due mesi passati al Villaggio SOS, Ludginie andò a vivere con i nonni. I suoi genitori, che nel frattempo avevano divorziato, non hanno più avuto contatti con loro figlia.

Il trauma di quell'esperienza ha forgiato una decisione in Ludginie di non ripetere mai gli errori dei suoi genitori. "Questo mi ha insegnato che devo prepararmi prima di avere figli miei", ha detto. "Devo essere in grado di provvedere a un bambino, per evitare quello che è successo a me 10 anni fa."

Celigny Darius, Direttore di SOS Villaggi dei Bambini Haiti, sottolinea che l'organizzazione ha svolto un ruolo fondamentale nella protezione dei bambini a seguito del sisma del 2010, "in particolare da coloro che hanno cercato di portare illegalmente bambini nella Repubblica Dominicana", afferma. Darius si riferisce proprio alla facilità con cui i genitori hanno permesso ai loro figli di partire con estranei dopo il terremoto "la lezione più triste di questa catastrofe".

A 10 anni dal terremoto Haiti si trova ancora in una situazione critica: molti bambini sono rimasti orfani, nel Paese continuano a diffondersi malattie, violenza e povertà.

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