Bambini vittime di violenza
Protezione e accoglienza

Violenza sui bambini in Italia, i numeri sono sempre più preoccupanti

In Italia, migliaia di bambini vivono ogni giorno situazioni di violenza, spesso all’interno della propria famiglia. Dalla trascuratezza all’abuso sessuale, passando per la violenza assistita, i dati raccolti dall’Autorità Garante per l’infanzia restituiscono un quadro allarmante ma che è necessario conoscere.

Per la maggior parte delle persone è difficile immaginare di fare del male a un bambino o a una bambina, che per crescere hanno bisogno di accoglienza e protezione, non certo di botte, urla e abusi. Eppure, la violenza sui minorenni è una realtà tragicamente presente a tutte le latitudini. Ecco qualche dato che può aiutare a farsi un’idea. Ogni 4 minuti, nel mondo, un bambino o una bambina perde la vita a causa di un atto violento e si stima che circa 90 milioni di minorenni siano stati vittime di violenze sessuali. Ancora: ogni giorno, 1,6 miliardi di minorenni subiscono punizioni violente in ambito domestico e circa 550 milioni di bambini e bambine vivono in contesti familiari segnati da violenza domestica contro le madri. L’Italia non è esente da questo scenario, in cui la violenza perpetrata sui più piccoli assume diverse forme, si annida nei luoghi più impensati, a volte si protrae nel tempo come una scia inarrestabile. La III Indagine Nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia, commissionata dall’Autorità Garante per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che ha coinvolto 500 comuni e 2,7 milioni di minorenni, restituisce una fotografia nitida e preoccupante di questo fenomeno, mettendo in fila numeri e dinamiche che sembrano inconcepibili e che invece esistono.

Quanti sono i bambini vittime di violenza in Italia?

Ed è proprio da queste cifre, magari fredde ma sicuramente rivelatrici, che è bene partire. La ricerca rileva che in Italia sono oltre 370mila i minorenni in carico ai Servizi Sociali (dati relativi alla fine del 2023), cioè il 4,2% di tutti i bambini o ragazzi residenti nel Paese. Di questi, circa 113mila sono vittime di una qualche forma di maltrattamento. Questo dato rappresenta il 30,4% del totale dei minorenni seguiti, ed è in netto aumento rispetto al 2018, quando la percentuale era ferma al 19,3% (80mila bambini e ragazzi). La distribuzione per genere dei minorenni che subiscono violenza è sostanzialmente equilibrata: nel 51% dei casi sono maschi, nel 49% femmine. Tuttavia, se si guarda la proporzione rispetto alla popolazione totale, le femmine risultano leggermente più esposte: 1,4% contro 1,3% dei maschi.

Ancora più interessanti sono le informazioni che si possono trarre dall’analisi per fasce di età e per nazionalità. Dal primo punto di vista, l’indagine evidenzia come i più esposti siano ragazzi e ragazze tra 6 e 17 anni, per i quali l’incidenza dei maltrattamenti tocca 1,5%. Decisamente inferiore, invece, il dato per bambini e bambine sotto i 5 anni, che si ferma all’8% del totale. Ma da questo si può davvero desumere che i più piccoli siano meno esposti a violenza? Probabilmente sì, almeno in parte; però ad incidere è anche la maggiore difficoltà ad intercettare questi casi. Molto preoccupante anche il dato che riguarda la disparità legata alla cittadinanza. Sebbene i minorenni stranieri rappresentino solo il 12% della popolazione minorile italiana, costituiscono il 28% dei casi di maltrattamento presi in carico dai Servizi Sociali. In altre parole: tra i minorenni italiani, 10 su 1.000 sono presi in carico per maltrattamenti, mentre tra i minorenni stranieri, il tasso sale a 31 su 1.000, cioè oltre tre volte tanto.

Violenza sui bambini, una vergogna dalle mille facce

L’indagine prosegue poi analizzando le specifiche forme di maltrattamento. Oltre agli episodi di abuso fisico o sessuale, infatti, esistono forme di maltrattamento meno evidenti, ma altrettanto gravi, che lasciano ferite profonde anche in assenza di lividi sulla pelle. Trascuratezza, mancanza di cure, violenza psicologica o assistita sono esperienze che possono segnare lo sviluppo emotivo e cognitivo dei bambini e delle bambine, compromettendone la crescita e il benessere futuro. Ed infatti, tra i bambini in carico ai Servizi Sociali per maltrattamento, le forme di violenza più frequenti sono proprio quelle più silenziose e invisibili:

  • trascuratezza (neglect)37% dei casi
  • violenza assistita34%
  • violenza psicologica12%
  • maltrattamento fisico11%
  • patologie delle cure4%
  • abuso sessuale2%

La trascuratezza è quindi l’ipotesi più diffusa ma meno riconosciuta; riguarda bambini che non ricevono l’attenzione, la protezione o le cure fondamentali per la loro crescita, sia sul piano fisico che emotivo. Spesso, questa condizione si accompagna ad altri disagi familiari, aggravando ulteriormente la situazione. Subito dopo viene la violenza assistita, che coinvolge bambini esposti a litigi, aggressioni o violenze tra adulti nel contesto domestico: una dinamica che può avere effetti devastanti sul piano psicologico. Seguono la violenza psicologica e il maltrattamento fisico, presenti rispettivamente in circa un caso su dieci. Più contenute, ma comunque gravissime, le forme di abuso sessuale e di interruzione o assenza delle cure necessarie. È bene poi sottolineare come il 40% dei minorenni vittime di violenza subisce maltrattamenti multipli, che rientrano cioè in più categorie. Inoltre, tra le vittime delle diverse forme di violenza c’è una sostanziale parità di genere, fatta eccezione per gli abusi sessuali, che riguardano nel 73% dei casi bambine e ragazze.

I luoghi della violenza minorile: dove avvengono gli abusi e chi li commette

Sfogliando il rapporto dell’Autorità garante c’è poi un’informazione che purtroppo non stupisce ma fa male ed è quella relativa agli autori e ai luoghi in cui si verificano più spesso episodi di violenza che coinvolgono i più piccoli. Nell’87% dei casi, infatti, i maltrattamenti avvengono per mano di un familiare. È quindi la casa che da luogo sicuro per eccellenza si trasforma invece nel teatro di un incubo. Solo nel 13% dei casi, invece, l’abusante viene dall’esterno.

Proteggere i bambini dalla violenza: la normativa italiana e internazionale

Il quadro tratteggiato fino a qui fa emergere chiara e forte la necessità di azioni mirate ed efficaci per proteggere i minorenni e combattere alla radice i maltrattamenti, le violenze e gli abusi che li riguardano. A tale scopo, nel tempo si sono stratificate numerose norme che intervengono in materia, sia nazionali, che europee, che internazionali. Nel contesto sovranazionale, i riferimenti più importanti sono rappresentati da:

  • Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che all’articolo 19 impone espressamente agli Stati di adottare “[…]ogni misura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti o di sfruttamento, compresa la violenza sessuale, per tutto il tempo in cui è affidato all’uno o all’altro, o ad entrambi, i suoi genitori, al suo rappresentante legale (o rappresentanti legali), oppure ad ogni altra persona che ha il suo affidamento”;
  • Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europa, che all’articolo 24, intitolato ai minorenni, stabilisce il “diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere”;
  • Convenzione di Lanzarote, uno strumento del Consiglio d’Europa specificatamente dedicato a contrastare gli abusi sessuali sui minori e il loro sfruttamento.

A livello italiano, invece, le norme più rilevanti si trovano nel Codice penale:

  • Articolo 571, che disciplina l’abuso dei mezzi di correzione, punendo chi, abusando dei propri poteri disciplinari nei confronti di una persona sottoposta alla sua autorità (per ragioni di educazione, cura, ecc.), gli provoca un danno fisico o mentale;
  • Articolo 572, che disciplina il reato di maltrattamento in famiglia, prevedendo una specifica aggravante quando la vittima è un minorenne, oltre all’aggravante per i casi di violenza assistita;
  • Articolo 609 (da bis a quinquies), che disciplina diverse ipotesi di reati sessuali con vittime minorenni, dalla violenza, al compimento di atti sessuali, alla corruzione.

È importante infine menzionare due specifici interventi normativi:

  • la legge n. 66/1996, che ha introdotto una disciplina organica sui reati sessuali, includendo specifiche aggravanti per le vittime minorenni;
  • la legge n. 269/1998 e successive modifiche (tra cui la legge n. 38/2006), che hanno rafforzato le misure contro lo sfruttamento sessuale e la pedopornografia.

L’impegno di SOS Villaggi dei Bambini contro la violenza sui bambini

Affrontare la violenza contro i bambini significa costruire risposte capaci di mettere davvero al centro i loro diritti, senza perdere di vista la complessità delle situazioni familiari in cui crescono. Servono interventi tempestivi, multidisciplinari e orientati alla relazione, perché ogni bambino è parte di una rete di legami – anche fragili – che vanno ascoltati, ricostruiti e, quando possibile, rafforzati.

In questa direzione si muove da oltre 60 anni il lavoro di SOS Villaggi dei Bambini in Italia, a fianco dei bambini a rischio di perdere le cure genitoriali o già temporaneamente allontanati dalla propria famiglia d’origine. Uno dei fulcri dell’intervento è il Programma Mamma e Bambino, pensato per prevenire, quando possibile, la separazione e sostenere la relazione tra madre e figlio, offrendo spazi sicuri e percorsi di crescita condivisa.

Operativamente, il Programma Mamma e Bambino si sviluppa presso i Villaggi SOS e in un Programma di affido familiare interculturale a Torino, attraverso tre tipologie di servizi.:

  • Casa SOS Mamma con Bambino, per madri o gestanti prive di un adeguato sostegno familiare e sociale, in collaborazione con i servizi territoriali;
  • Casa SOS per donne vittime di violenza, che offre un ambiente protetto a madri e bambini in fuga da situazioni di abuso o maltrattamento, garantendo assistenza psicologica, legale e sanitaria;
  • Appartamenti per l’autonomia, pensati per accompagnare le donne nel recupero delle competenze genitoriali e nell’acquisizione di indipendenza economica e abitativa.

Attraverso questi percorsi, SOS Villaggi dei Bambini lavora per interrompere la catena della violenza, proteggere i bambini, rafforzare i legami familiari, sostenere le madri in un percorso di crescita ed autonomia e offrire un futuro più stabile e sereno a chi ha vissuto esperienze dolorose troppo presto.

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