Le donne migranti si raccontano



Sei mesi possono sembrare pochi nella vita di una persona, ma quando fuggi da un Paese in guerra, attraversi il mare, approdi in una terra straniera con i tuoi piccoli, o magari incinta e finalmente arrivi in un luogo da chiamare casa, ecco che improvvisamente quei sei mesi al sicuro e circondati d’affetto possono davvero rappresentare una vita intera.

È questo quello che è successo a quattro mamme africane, tre dalla Nigeria e una dalla Guinea, richiedenti asilo che sono accolte nel Villaggio SOS di Trento da aprile scorso. Insieme a loro c’erano i loro bambini, una delle quali è arrivata al Villaggio SOS che aveva solo pochi giorni di vita, altri due sono nati proprio in Trentino, mentre i due più grandi hanno da poco iniziato con entusiasmo a frequentare l’asilo, tanto che vorrebbero andarci anche il sabato e la domenica.

In questi sei mesi sono successe tante cose, queste giovani donne sono arrivate in Italia da sole, spaventate e senza un futuro, poi, con grande fatica, sono “rinate” e oggi vogliono festeggiare questa nuova vita insieme a tutto il Villaggio SOS di Trento che le ha accolte come parte della loro grande famiglia.

“Il senso della piccola festa che abbiamo organizzato è di dare il benvenuto a queste donne nella loro nuova vita – racconta Veronica, una delle operatrici del Villaggio SOS -. Quando sono arrivate alcune di loro erano incinte oppure avevano partorito da poco e proprio questi bambini sono la loro forza, la linfa vitale che le fa andare avanti”.

Venerdì 20 ottobre il Villaggio SOS di Trento ha quindi organizzato una cena collettiva per festeggiare i primi sei mesi di vita condivisa.

Sei mesi è poco più che un piccolo passo, che ci ha consentito però di cominciare ad inoltrarci non tanto nella conoscenza della situazione complessa che queste donne hanno vissuto e si portano dentro, – racconta il direttore Giovanni Odorizzi - quanto nel vivere la vicinanza, con semplicità, scoprendo che accogliere e capire non è così strano e tanto meno difficile come può sembrare”.


Le mamme e i loro bambini si sono prodigate nella preparazione del platano fritto, un frutto molto simile alla banana e amatissimo in tutta l’Africa centrale, mentre gli operatori e i volontari trentini hanno cucinato le caldarroste. La cena è stata allietata dalla musica del gruppo “Incroci musicali”, composto da musicisti provenienti dai quattro continenti e che hanno fatto ballare tutti con i loro suoni multietnici. Le mamme africane poi hanno voluto disegnare per tutto il Villaggio SOS un simbolo che rappresentasse la loro casa e la loro permanenza in Italia: un mandala con due cuori al centro e cinque donne africane a danzare tutte intorno. Ora questo disegno diventerà il simbolo dell’ottava casa del Villaggio SOS, proprio quella nella quale hanno vissuto fino ad ora e da dove è iniziata la loro nuova vita.

Sorridere di nuovo, è anche tornare a sperare di nuovo. Speranze diverse in angoli diversi del mondo.
 
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