Aziende - Italia – 11.10.2021

"Vogliamo rendere il mondo una casa dove valga la pena vivere "

Il direttore di cameo, azienda da tanti anni al fianco di SOS Villaggi dei Bambini, racconta il proprio impegno di responsabilità sociale con due intervistatori di eccezione

Due care leavers accolti nel Villaggio SOS di Saronno, intervistano Alberto de Stasio, Direttore Generale di cameo, azienda che da anni sostiene il Programma Autonomia
Giovani. Conosciamo i ragazzi che hanno condotto l'intervista.

ANGELO

Mi chiamo Angelo, sono nato in Toscana e ho 18 anni. Sono arrivato al Villaggio SOS nel dicembre 2020 e sto seguendo un percorso di autonomia in un appartamento in città. Sono all’ultimo anno di biotecnologie agrarie e tra poco farò l’esame pratico per la patente. Grazie a SOS Villaggi dei Bambini sto sperimentando cosa significhi fare scelte ponderate per il mio futuro. I miei obiettivi sono laurearmi in Scienze Infermieristiche e trovare un lavoro che mi permetta di comprendere le varie sfumature della vita.

AYOUB

Mi chiamo Ayoub, ho 25 anni e sono di origine marocchina. Sono arrivato al Villaggio SOS quando avevo 12 anni e sono cresciuto grazie alla presenza amorevole e alle cure di un’educatrice che si prendeva cura di me e degli altri bambini e ragazzi accolti. Una volta diventato maggiorenne ho fatto un percorso in “casa autonomia”, dove ho affinato le mie competenze per imparare a gestirmi in modo libero e indipendente. Oggi ho un lavoro come meccanico e vivo da solo nella mia casa a Saronno.

 

AY - Quali sogni aveva da piccolo? Come si immaginava il suo futuro?

Avrei voluto fare il calciatore però, come spesso accade, ho realizzato molto presto di non aver il talento necessario. In realtà la mia vera aspirazione era quella di riuscire a studiare e lavorare all’estero, volevo allargare i miei orizzonti.

AN - A 18 anni che cosa faceva, lavorava già o studiava?

Studiavo, stavo finendo le scuole superiori e cercavo di capire quale sarebbe stata l’Università giusta per me.

AY - Cosa bisogna studiare per lavorare in cameo?

Sono diversi i percorsi di studio che ti permettono di gestire un’azienda. Io personalmente ho scelto Economia e Commercio, ma è possibile studiare management anche nelle facoltà di Ingegneria gestionale. Conosco anche persone che hanno seguito altri studi, ma poi si sono specializzate per fare ciò che più interessava loro.

AY - Come ha trovato lavoro in cameo?

Scrivendo semplicemente una lettera. Aggiungo però che cameo è un’azienda di proprietà tedesca e io avevo già lavorato e studiato in Germania. Non solo, il mio migliore amico tedesco viveva proprio nella città in cui c’è la sede di cameo. Sono senz’altro elementi che hanno contribuito a rendere la lettera più interessante.

AN - Come si diventa Direttore Generale di un’azienda importante?

Ho iniziato a lavorare oltre 25 anni fa e, come tutte le persone che finiscono l’Università, mi occupavo di marketing nel ruolo di assistente, dando una mano a colleghi più esperti. A certi traguardi si arriva un passo per volta, costruendo le cose mano a mano. Se poi si ha la fortuna e la capacità di andare avanti si può arrivare anche a traguardi magari impensati.

AN - Come si sente in questo ruolo?

La cosa che si sente di più in questo ruolo è la responsabilità. Occupandosi di un’azienda ci si occupa anche di tante persone e ognuna di queste persone ha una famiglia, quindi si ha la responsabilità di fare andare bene l’azienda anche perché da questo può dipendere il benessere di molte persone.

AY - Ha dei figli? Cosa aspira per loro?

Ho 4 figli, una femmina e tre maschi, dai 21 anni della più grande agli 11 del più piccolo. A ognuno di loro auguro che riescano a esaudire i loro desideri e che possano fare quello che più gli piace.

AN - Secondo lei oggi ci sono le stesse possibilità di una volta per noi giovani?

Ho sempre notato che c’è un’abitudine a vedere con occhi benevoli il passato e con molta preoccupazione il futuro. Già quando avevo la vostra età e studiavo mi dicevano che sarebbero arrivati tempi duri.

È vero che nell’ultimo anno tante scelte fatte per uscire dalla crisi sanitaria hanno spesso trascurato le esigenze delle persone più giovani, in confronto a ciò che si è fatto per le fasce più adulte. Ciò che è successo pone quindi, sicuramente, voi giovani di fronte a delle sfide ancora più importanti.

AY - Cosa pensa di un ragazzo che ha vissuto in comunità?

Penso che chi ha vissuto un’esperienza di questo tipo abbia probabilmente avuto troppo presto un confronto duro e molto diretto con la vita e abbia dovuto imparare a superarlo. Credo che le difficoltà incontrate gli abbiano permesso di rafforzarsi e che questo possa avergli anche insegnato qualcosa di prezioso. Sono convinto che chi ha vissuto questa esperienza possa avere una marcia in più.

AN - È giusto secondo lei che le aziende private contribuiscano al benessere della collettività? Cosa vuol dire per lei “essere un’azienda sostenibile”?

Oggi si parla molto e giustamente di sostenibilità e, per fortuna, ci preoccupiamo un po’ di più del nostro futuro. Nella nostra azienda vogliamo rendere il mondo una casa dove valga la pena vivere e questo vuol dire, da un lato, un impatto ambientale che sia il più ridotto possibile e, dall’altro, significa offrire un’alimentazione sana e sostenibile. C’è poi chiaramente anche l’impegno dell’azienda nei confronti della comunità in cui opera: non si può, infatti, prescindere dall’avere un ruolo anche sociale nella comunità in cui si è presenti.

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